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Estemporanea #8: Autenticità, sederi e dis/velamenti.

12 Dec

di T/T

Nel Figlio grasso e rosso – reportage sugli Adult Video News Award – David Foster Wallace come sempre nel suo stile icastico e acuto costellava il testo di interessanti aneddoti, il cui obiettivo a volte era quello di colpire l’attenzione del lettore svelando meccanismi profondi dell’industria del porno e della sua fruizione. Nonostante lo scritto di Wallace abbia più di 15 anni e gli AVN Award siano ormai giunti alla loro trentesima edizione ci sono passaggi che possono aiutarci nell’attraversamento di un problema cruciale della cultura pop di questi ultimi anni, quello dell’autenticità e della progressiva sessualizzazione del (s)oggetto femminile nell’industria musicale.

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Xylouris White – Goats (Other Music, 2014)

20 Oct

di T/T

George Xylouris e Jim White. Liuto e batteria. Grecità e cosmopolitismo post-rock da estrema provincia dell’impero. Un incontro inconsueto quello tra i due musicisti, il primo cretese, proveniente da una tradizione familiare, incentrata sullo studio e la conversazione di un repertorio legato al syrtos e alle sue varianti, il secondo, batterista australiano e legato al progetto Dirty Three, formazione post-rock capitanata da quel genio barbuto che risponde al nome di Warren Ellis, nel mentre decine di collaborazioni. A detta di chi scrive, uno dei migliori batteristi mai visti dal vivo, impeccabile, potente e di un gusto senza eguali.

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Dissolvenze&rallentamenti: appunti su Pallbearer, Earth e Sunn o)))+Scott Walker

17 Oct

di T/T

Universo sfaccettato e stratificato oramai il metal dopo aver superato indenne la prima decade del nuovo millennio si presenta come uno dei “generi” più vivi e dinamici, in continua e perenne mutazione ed evoluzione, tanto da farlo somigliare grazie ad una complessa e disarmante tassonomia a quello che fu il jazz prima che si deflagrasse nella maniera post-davisiana, capace di rendere macchietta anche le avanguardie più estreme. In realtà, è un fenomeno relativamente recente quello che ha investito il metal di attenzione dai cultori tout court di musica. Da genere detestabile, accusato di machismo, razzismo e di ottusa venerazione verso la velocità e il virtuosismo, il metal è diventato un territorio da colonizzare e tematizzare, cercando di capire le diverse storie che si intrecciano al di là degli archetipi e dei soliti luoghi comuni.

Prima che il noise rendesse la texture e l’accumulo nevrastenico del suono materico e solido, il metal ci era arrivato anni prima in maniera autonoma e totalmente in linea con lo spirito atavico del r’n’r. Nessuna preliminare infatuazione per il concetto, ma una autentica propulsione verso la natura più primitiva e fisica del suono. L’infatuazione del pubblico “generalista” verso il metal sopraggiunse quando il sonno dogmatico dei reducisti del post-punk si infranse dinanzi ad evidenti analogie. Scrive Simon Reynolds:<<La riemersione del rispetto/ardore hipster per il metal da un po’ di anni a questa parte è un fenomeno interessante: …ricordo almeno un paio di fasi…in cui gli hipster si risvegliarono come d’incanto e iniziarono a prestare attenzione al genere. Quanto alla prima, io e miei colleghi di Melody Maker contribuimmo alla riabilitazione. La Arsequake League, come ci chiamavamo, era sensibile agli sviluppi interni al metal anni ottanta: il nuovo vigore/severità di gruppi come Metallica, Anthrax, Megadeth e Voivod, accompagnato dall’abbandono (o ridimensionamento) degli aspetti più sciocchi del genere. Influenzate dal punk e dai Motorhead, queste formazioni rappresentavano una sorta di Riforma Protestante del genere. […] Più che legittimare il metal…questi gruppi resero la prossimità talmente palpabile da costringerci ad abbandonare i pregiudizi>>. [1]

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Pharmakon – Bestial Burden (Sacred Bones, 2014)

16 Oct

di T/T

Osservando Margaret Chardiet nella sua “ottusa bionditudine” si resta stupiti del tipo di musica che fluisce fuori dalle sue dita e dalla sua trachea: un magma bituminoso e claudicante di stridenti suoni industriali, che arrancano e si avvitano su se stessi in dolorosi mantra sonici. Sono rituali primordiali: un suono originario – non certo originale – che ingurgita vissuto, pensiero e le ottime idee del gruppi più maturi e avant della scena storica dell’industrial (Whitenoise e Coil su tutti) e tesse uno scenario cosmico in cui ambientare micro-drammi vocali à la Diamanda Galas.

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Bitchin’ Bajas – S/T (Drag City, 2014)

1 Sep

Dei Bitchin’ Bajas ne avevamo parlato quasi un anno fa in occasione della loro precedente fatica, sempre fuori per i tipi della Drag City. Il trio di Chicago ritorna sulle scene con un album denso dove le loro esplorazioni si infittiscono, pescando a piene mani dal progressive elettronico degli anni 70.

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Estemporanea #7: Come ci si comporta su un piccolo palco, gli errori più frequenti delle band italiane.

3 Apr

Su Rockit [qui] un noto stage manager tracciava un’ampia fenomenologia dei vizi e delle cattive abitudini delle bande nostrane. Ecco, questo è un vademecum da parte di due musicisti italioti che spesso interpretano creativamente il concetto di stage. Buona lettura. T/T

di Superfreak e Ferdinando Farro aka Maybe I’m

Ci sono alcuni piccoli accorgimenti che andrebbero seguiti quando ci si trova in quelle situazioni in cui il palco è piccolo, microscopico o addirittura non c’è. Spesso si fa un gran parlare di professionalità e di come bisognerebbe affrontare un palco enorme pieno di monitor, fonici e cavi, ma la verità è che se non decidete di suonare solo nei festival o nei concorsi musicali vi troverete ad affrontare tante realtà più piccole che tecnicamente sono molto più complesse da gestire. Proprio per questo ecco qui una piccola guida su cosa dovreste fare perché il vostro concerto venga al meglio.

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Sentieri Selvaggi # ? // Tanz è “…”: tracce per un’intervista possibile.

1 Apr

 

di Emiliano “Bassifondi?” Santoro

Tanz è ballare prog negli anni ‘10. Parlano avant-rock, un misto di dialetto free e pop-muzik per le masse. Non vogliono niente, si spogliano sul palco o si travestono da cosacchi. Tanz è suono surreale: Claudio Rocchi in anima latina. Tanz è lenta auto-determinazione a furia di ascolti reiterati. Sono di Prato, terra di Topsy the Great. Tanz è un’altra storia: la loro è nostalgia per i ’70s, per Le Orme e Banco del Mutuo Soccorso, per i festival prog con gli a solo e i discorsi reazionari sulla costituzione. Non giocano troppo, in realtà c’è del serio – sotto l’apparente facezia, nelle loro saturae. Escono per Hysm?, che è un marchio fedeltà per “Bassifondi?”. E quindi niente. Questo è quanto. 

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