Archive | August, 2013

C A L C U T T A – Forse…(Geograph Records)

30 Aug

di T/T

Rabbrividisco quando vedo il nome di C A L C U T T A  associato a Brondi o Dente, gettato in quel calderone da tardo-impero dominato da figure fintamente imbronciate e autoreferenziali, fatte di poetiche random e ruffianerie di secondo mano.

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Pity Sex – Feast of Love (Run For Cover Records)

29 Aug

di T/T

Per giustificare l’ascolto di un album come Feast Of Love dei Pity Sex, rilasciato dalla bostoniana Run for Cover Records,  dovrei costruire una lunga requisitoria sull’atemporalità in cui la retromania sembra aver spinto il nostro gusto; un territorio fumoso fatto di nostalgia tardo-adolescenziale e commiserazione. Una specie di reducismo mentale, in cui si affollano ricordi di situazioni mai vissute, un fantomatico passato edenico, ricostruito con furti programmatici.

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Clessidra – Carta Malabarica (Manza Nera)

19 Aug

di T/T

Prodotti dal collettivo toscano Manza Nera, i Clessidra sono l’ennesima declinazione della fiorente scena psych italica. Quello che però distingue il gruppo toscano, formato da Massimiliano Mori alle chitarre e ai fiati, Simone Nieri alle pelli e alle tastiere, Edoardo Petrotto al basso e alle percussioni  e il factotum Andrea Pecchia, è un radicarsi delle divagazioni ambientali ed etniche da fumeria d’oppio su una solida e moderna base post-rock.  Ascoltando il concept “archeologico” Carta Malabarica si è subito presi nel fluire delle chitarre che richiamano gli intarsi dei texani Explosion in The Sky o alcune cose più fumose dei Do Make Say Think, ma con un piglio tutto mediterraneo, in una sorta di rilettura e ripresa della mutazione che le band prog della penisola misero in atto nei primi anni 70.

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Bitchin Bajas – Bitchintronics (Drag City)

16 Aug

di T/T

Ho avuto la fortuna di scoprire i Bitchin Bajas per caso. Circa un annetto fa ero al Glazart – una salle de concert  di Parigi – per un concerto dei White Hills e dei Disappears.  Quest’ultimi, tutti impomatati con i loro strumenti vintage 60 oriented – chitarre di plastica stile Crucianelli e un fangoso Gibson Eb 0 slotted headstock (roba per collezionisti  hardcore) – mi delusero abbastanza: nonostante la presenza di Steve Shelley alle pelli. I White Hills furono, invece, un pugno nello stomaco: inebriato dalla loro psichedelia space-robotica mi rituffai seguito a ruota dalla mia ex nella metrò parigina picchiettando il pattern alienato di Robot Stomp.

Prima della tempesta sonica dei WH – tra l’altro  il loro nuovo lavoro So You Are… So You’ll Be per la Thrill Jockey  è fuori da qualche giorno – la zona sottostante il palco fu occupata da questi due figuri armati di synth analogici, computer frankensteinzzati, effettistica varia e aureole kosmische. Anch’essi di Chicago come i Disappears presentavano una mistura ambientale di drone-ambient-cosmico tutto pulviscoli e scatti ameboidi. Un ottimo interludio all’heavy-psych del terzetto di New York.

Dopo un non entusiasmante album nel 2012 e un ep interlocutorio – Krausened – uscito per la chicagoana Permanent records, Cooper Crain dei CaveDan Quinlivan dei Mahjongg tornano con un nuovo album, in formato vinilico e in cassetta, prodotto dalla Drag City dall’emblematico titolo: Bitchitronics.

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The Great Saunites – The Ivy

3 Aug

di T/T

Con miserevole ritardo vorrei spendere qualche parola su The Ivy, disco del duo lodigiano The Great Saunites, composto da Angelo Bignamini, aka Leonard Kandur Layola  e Atros, rispettivamente alla batteria e al basso, e prodotto da una folta cordata di etichette (Bloody Sound Fucktory, HysM?, Lemming Records, Il Verso del Cinghiale Records, Neon Paralleli, Terracava, Villa Inferno Records).

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