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Ruggine – Iceberg (2014)

10 Nov

di T/T 

There’s more to the picture
Than meets the eye.

<<La ruggine non dorme mai>>. Caparbiamente corrode il metallo, lo ossida restituendo al tempo ciò che l’uomo gli ha sottratto e lo erode con la lentezza indolente della natura. I Ruggine – progetto nato a Narzole, in provincia di Cuneo – sono attivi dal 2001: quasi cinque lustri per dare alle stampe il loro secondo full lenght e il disco dell’avvenuta maturità. Registrato in analogico presso il Blue Record Studio di Mondovì, Iceberg è un disco ruvido e spigoloso, a tratti tattile. Si avverte sotto le dita la grana del ferro inacidita e devastata dal tempo, sui cui si arrampicano facendosi spazio le parole di Simone Rossi.

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The Body/Sandworm – Split (Thrill Jockey, 2014)

22 Oct

di T/T

Lee Buford e Chip King, rispettivamente batteria e chitarra dei The Body, corpulento e barbuto duo di Providence, RI  (ora di base a Portland), sono i cerimonieri di un’austera proposta che spinge lo sludge metal nei territori più oscuri e cerebrali del drone e del noise. Dopo aver dato alle stampe per la Revenge of the Nerds, il loro I Shall Die Here, in collaborazione con The Haxan Cloack, ritornano con una nuovo lavoro, uno split condiviso con gli amici Sandworm e fuori per i tipi di Thrill Jockey

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Xylouris White – Goats (Other Music, 2014)

20 Oct

di T/T

George Xylouris e Jim White. Liuto e batteria. Grecità e cosmopolitismo post-rock da estrema provincia dell’impero. Un incontro inconsueto quello tra i due musicisti, il primo cretese, proveniente da una tradizione familiare, incentrata sullo studio e la conversazione di un repertorio legato al syrtos e alle sue varianti, il secondo, batterista australiano e legato al progetto Dirty Three, formazione post-rock capitanata da quel genio barbuto che risponde al nome di Warren Ellis, nel mentre decine di collaborazioni. A detta di chi scrive, uno dei migliori batteristi mai visti dal vivo, impeccabile, potente e di un gusto senza eguali.

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Pharmakon – Bestial Burden (Sacred Bones, 2014)

16 Oct

di T/T

Osservando Margaret Chardiet nella sua “ottusa bionditudine” si resta stupiti del tipo di musica che fluisce fuori dalle sue dita e dalla sua trachea: un magma bituminoso e claudicante di stridenti suoni industriali, che arrancano e si avvitano su se stessi in dolorosi mantra sonici. Sono rituali primordiali: un suono originario – non certo originale – che ingurgita vissuto, pensiero e le ottime idee del gruppi più maturi e avant della scena storica dell’industrial (Whitenoise e Coil su tutti) e tesse uno scenario cosmico in cui ambientare micro-drammi vocali à la Diamanda Galas.

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Il Sogno del Marinaio – Canto Secondo (Clenchedwrench, 2014)

7 Oct

di T/T

Canto Secondo riparte là da dove si era interrotto il percorso de La Busta Gialla (ne avevamo parlato qui). Lo spoken word baritonale di Mike Watt riapre le danze su una bassline pesante e rocciosa, mentre il rullante di Belfi detta il tempo e la chitarra di Pilia divaga meditabonda. Animal Farm è un’epitome: chitarre acide e imprevedibili, batterismo solido e al contempo arioso e pieno di digressioni e il basso di Mike Watt che conduce le danze. I semplici divertimenti come Nanos’ Waltz nascondono una sorpresa e un’accelerazione nervosa. 

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Bitchin’ Bajas – S/T (Drag City, 2014)

1 Sep

Dei Bitchin’ Bajas ne avevamo parlato quasi un anno fa in occasione della loro precedente fatica, sempre fuori per i tipi della Drag City. Il trio di Chicago ritorna sulle scene con un album denso dove le loro esplorazioni si infittiscono, pescando a piene mani dal progressive elettronico degli anni 70.

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Centauri – Self Titled (Lepers Produtcions, 2014)

25 Jun

di T/T

Se Von Lmo fosse stato innamorato del country le sue divagazioni cosmiche avrebbero avuto l’andamento romantico ed avventuroso dei brani contenuti nel debutto di Centauri, fuori per i tipi della free label Lepers Produtcions. Difficile catalogare questo primo lavoro del combo di stanza a Milano, sospeso tra melodie tenui che si accartocciano su stesse e il pulviscolo rumoroso che si insinua tra le tessiture western di piano e chitarra.  Appunto, la stessa formazione di Centauri è sfuggente, inserendosi nel solco del weird, anche e soprattutto, a causa degli strumenti messi in campo: piano e due chitarre, di cui una acustica e l’altra affetta da seri problemi di schizofrenia.

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