The Great Saunites – The Ivy

3 Aug

di T/T

Con miserevole ritardo vorrei spendere qualche parola su The Ivy, disco del duo lodigiano The Great Saunites, composto da Angelo Bignamini, aka Leonard Kandur Layola  e Atros, rispettivamente alla batteria e al basso, e prodotto da una folta cordata di etichette (Bloody Sound Fucktory, HysM?, Lemming Records, Il Verso del Cinghiale Records, Neon Paralleli, Terracava, Villa Inferno Records).

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La proposta del duo evita ampiamente la stagnante moda matematizzante e nevrotica per inerpicarsi, invece, in un percorso in cui la vena più mistica e sognate della psichedelia si innerva su ritmiche serrate di chiara derivazione teutonica. Segno inequivocabile è il basso liquido e, nel contempo, epico di Medjugorje supportato da un pattern dritto e schiacciasassi.

I bozzetti acustici ed ambientali di Bottles&Ornaments e Ocean Raves servono quasi a stemperare gli animi: un commiato e una preparazione al rituale di The Ivy, lunga suite/improvvisazione a cui è dedicato il secondo lato del vinile (che vi consiglio di comprare, o se vi capita di toccare, visto la cura profusa nel packaging).

A questo punto, potrei dirvi molto placidamente di ascoltare il Lato B del disco e, quindi, non perdere tempo e forze nel descrivere quello che avviene nei quasi venti minuti che compongono The Ivy. Tuttavia, c’è una vena “narrativa” che permette di parlarne come di un racconto. Infatti, quello che la caratterizza è la tensione cumulativa di eventi sonori, da una parte ammantati di una componente cinematica (con alcuni riferimenti agli Earth meno rarefatti), dall’altra di una sorprendente vivacità quasi dadaista che mischia sapientemente derive rumoristiche e marce per organo e percussioni (uno Zomes meno ieratico e più scanzonato, quasi un Wyatt ubriaco che cerca di suonare la prima sezione di Moon in June), sino al finale arido e polveroso consegnato ad atmosfere acustiche e accecanti.

Una prova interessante nella sua natura doppia: con un occhio perennemente al passato, sorta di bignami sonoro, e l’altro proiettato nel corpo della scena «occult» italiota, sobillatrice – speriamo – di una nuova rinascita.

[Voto=> 7]

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