Pity Sex – Feast of Love (Run For Cover Records)

29 Aug

di T/T

Per giustificare l’ascolto di un album come Feast Of Love dei Pity Sex, rilasciato dalla bostoniana Run for Cover Records,  dovrei costruire una lunga requisitoria sull’atemporalità in cui la retromania sembra aver spinto il nostro gusto; un territorio fumoso fatto di nostalgia tardo-adolescenziale e commiserazione. Una specie di reducismo mentale, in cui si affollano ricordi di situazioni mai vissute, un fantomatico passato edenico, ricostruito con furti programmatici.

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Invece, mettere su Feast of Love significa fare i conti con se stessi, assaporare nella mistura abusatissima di shoegaze, midwest emo e slack music i limiti di ogni discorso razionale e teorico su che cosa debba o voglia essere la musica per te. Prendere tutta la merda avanguardistica di cui ti circondi e con cui costruisci il tuo arsenale estetico e farla franare miseramente come un castello di sabbia, strappato via da onde emozionali che ti percuotono l’anima.

Non c’è nulla di nuovo o di eccezionale in questo quartetto di Ann Arbor, Mi: le chitarre gonfie, il basso ostinato e fuzzato che spinge avanti pezzi come Drown Me Out, – che ti ricordano una versione sessualizzata e dolorosa dei Weezer di Buddy Holy – l’intarsio delle due voci soffocate tra il pulviscolo di distorsioni a metà strada tra il vortice luminoso dello shoegaze-pop e l’autismo alla J.Mascis sono maniera e cliché.  Eppure, i 28 minuti di questo lavoro, la sua copertina che invece sembra rubata dagli anni 80, un nome che sembra tutto un programma e, insieme, un nervo scoperto, ti fregano alla grandissima e fanno vacillare le tue convinzioni.

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Sarà che l’estate è quasi inutilmente agli sgoccioli per te, sarà che la tua vita fa a rotoli, sarà che per la prima volta da tanto tempo una semplice canzone fatta di due o tre accordi messi in croce e suonati come andrebbero suonati ti si conficca in testa come un diamante, fatto sta che continui a far girare questo disco senza tregua, facendoti anche un po’ male, facendo finta di non pensarci.

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