Sentieri Selvaggi # ? // Tanz è “…”: tracce per un’intervista possibile.

1 Apr

 

di Emiliano “Bassifondi?” Santoro

Tanz è ballare prog negli anni ‘10. Parlano avant-rock, un misto di dialetto free e pop-muzik per le masse. Non vogliono niente, si spogliano sul palco o si travestono da cosacchi. Tanz è suono surreale: Claudio Rocchi in anima latina. Tanz è lenta auto-determinazione a furia di ascolti reiterati. Sono di Prato, terra di Topsy the Great. Tanz è un’altra storia: la loro è nostalgia per i ’70s, per Le Orme e Banco del Mutuo Soccorso, per i festival prog con gli a solo e i discorsi reazionari sulla costituzione. Non giocano troppo, in realtà c’è del serio – sotto l’apparente facezia, nelle loro saturae. Escono per Hysm?, che è un marchio fedeltà per “Bassifondi?”. E quindi niente. Questo è quanto. 

tanz

– – –

Prima domanda, che secondo me fa pena, ma è buona per rompere il ghiaccio: la copertina di Terracarne: perché? All’inizio pensavo fosse pietosa, ora invece credo sia geniale, giusta immagine del vostro suono. Rimango perplesso davanti alle possibili implicazioni di un ragazzo con una gallina tra le braccia. 

Lorenzo Blanco Sguanci: Carina, vero?, non entusiasmava neanche me all’inizio.

Lorenzo Ruffo: La copertina l’ha realizzata Fabio LotLombardi, che ha espresso in immagini gli stimoli (le parole ‘tanz’ e ‘terra-carne’) e le loro conseguenti personali elaborazioni.

LBS: L’abbiamo comunque trovata in armonia con la linea, che volevamo dare all’ep, e quindi l’abbiamo accettata ben volentieri. Volevamo trovare qualcosa, che soddisfacesse il nostro gusto e nulla più. Concluderei con «i polli sono animali stupidi ma anche piuttosto violenti, come noi».

E che linea volevate dare all’EP? Prog anni ’70? Magari attingendo all’immaginario favolistico dell’epoca?

BS: Penso che l’obiettivo comune, in termini musicali, sia stato esprimere un po’ di quello che siamo, banale ma vero, ed è il primo ep, quindi anche un venirci incontro. Non abbiamo mai suonato insieme in progetti passati, dovevamo creare la giusta armonia.

LR: La nostra linea è curva, tratteggiata e ha i colori dell’arcobaleno.

Per la noia, che è la vera piaga, hanno messo assieme un disco, Terracarne, con partenza post-rock à la Tortoise su ‘Chi Muore si Rivede’. Radici orrorifiche nel suono Dario Argento e Goblin vs. Kraftwerk. Musica, che non ha corrispettivi in giro oggi, non mi viene in mente una band come Tanz e questo è buono e giusto. La copertina del disco è un turpiloquio visivo cronenberghiano di desolazione e maltrattamento minorile: al centro un ragazzo con i piedi nella sabbia (forse Rosso Malpelo! o cazzo lui: Ciaulà! No-No-No! Il Piccolo Principe! Che consola un gallo tra le braccia, o il gallo consola lui per il suo lavoro in miniera o per i viaggi lisergici in vena di inquietudine e straniamento, e lascia sprofondare in un immaginario contorto il suo mutismo rattrappito, immerso nel groviglio di terriccio marroncino-vomito. Come un pioppo si staglia, occhi vuoti, bocca semiaperta e TANZ nel cielo, totalitario incombe sul suo destino di singolo e futuro proletario. Ti fissa, tu lo fissi, vi fissate. Ti sale l’angoscia e metti su Earth, Wind & Fire…)

Do you remember the very first time in September?
Love was changing the minds of pretenders
While chasing the clouds away
Our hearts were ringing
In the key that our souls were singing
As we danced in the night
Remember how the stars stole the night away

. . .


. . .

Ba de ya, say do you remember
Ba de ya, dancing in September
Ba de ya, never was a cloudy day
But I say
Baa de dum, baa de dum,
Ba de dum, baa de dum
Baa de dum, baa de dum,
Ba de dum, ba de dum
Baa de dum, baa de dum,
Ba de dum, ba de dum

– – –

Come è nato il progetto Tanz, ma soprattutto come si è sviluppato il vostro suono sino a giungere questa sorta di post-rock con struttura free?

BS: Direi che ognuno ha messo il suo, con una diversa percentuale a seconda dei pezzi … Abbiamo cercato di tirare fuori il peggio, e visto che a quanto pare ci classificano come post rock, ci siamo riusciti!

LR: In principio due ragazzacci, io e il batterista Tom, si dondolavano al ritmo dei loro strumenti, e ritenendo la cosa interessante andarono a chiamare altri due ragazzacci. Ne è nata una banda musicale e una banda di amiconi. Dopo un paio di annetti, ci divertiamo ancora molto a giocare insieme e cechiamo di farlo come in campo aperto, per il gusto semplice e genuino di assaggiare le nostre fantasie. In più io pensavo che la parte peggiore di me fosse il culo, ma va bene anche il post-rock.

 

Il vostro disco è un super prog sperimentale? Canterburiano? Free-jazz, forse, giusto nella struttura di alcuni passaggi e nemmeno nel profondo. Ecco: questo è quello che c’è di geniale in Terracarne: la possibilità di definirlo in mille maniere.

BS: Anche “lavastoviglie”?

LR: Una centrifuga!

O “stendino”.

BS: Ottimo!

Ottimo, perché vi sentite una lavastoviglie e/0 uno stendino?

LS: “Ottimo!” nel senso che ci possiamo sentire entrambi, sì: in quanti lo possono dire?

Quindi, riassumiamo: è un disco prog, che può essere anche un lavandino, una lavastoviglie o una centrifuga, ma tutti vi dicono che siete post-rock e questa è la parte peggiore di voi, assieme al culo di Lorenzo, s’intende. Ci siamo?

LS: Decisamente.

– – –

Non si potrebbe dire granché su un disco, che non sa di essere qualcosa e preferisce essere altro. Terracarne”si butta in un vortice di deviazioni, ptoof!, da cui è un miracolo l’uscirne indenne, con classe, degna solo di Sean Connery in Licenza d’Uccidere. In questa risurrezione, che è un po’ folklore e un po’ romanticismo, scissione personale, suonano come il miglior complesso free-rock dell’anno. Di certo in Italia tra saltimbanchi e truffatori, non c’è grande competizione, dunque fino a che non esce il nuovo Hysm? Duo, ecco a voi Tanz: il titolo è tutto vostro. E free-rock nel senso che la grande libertà risiedere nella capacità di dismettere un po’ tutto. Ho visto barbaralbar barbaralbar barbaralbar è intensità lirica profonda, arte umoristica, che ti fa sprofondare in depressione. È il loro oh, oh, oh, oh, oh, oh, oh, oh, oh, ooh, baby di Madonna su Like a Virgin…E i Tanz sono un po’ vergine, nella loro zona oscura. Suonano il Nuovo e io dico: hallelujah! Finalmente un gruppo che ha le palle.

– – –

Il vostro obbiettivo, invece, è far danzare la gente come sa fare Madonna?

BS: Il nostro obbiettivo è far vedere alla gente, quanto male si può ballare

LR: Ballare male insieme è un buon modo di comunicare.

E che danza è?

BS: Io la vedo un misto tra pogo e halli galli, che si ricollega anche alla nostra copertina, se ci fai caso.

LR: Un saltarello a spasso con la pavana.

– – –

Non si esca con la storia dell’iniziazione o dell’epifania, perché davvero non se ne può più dell’occulto, che è peggio del grunge. Ma parliamo di Tanz e Timberlake, che oltre alla ‘t’ condividono la stessa via afro-americana nell’approcciarsi in maniera totale alla struttura ritmica, con un’accozzaglia di strumenti diversi: dalla pelli, che continuano a pestare come tamburi, ad un piano à la Battisti, insieme a quel senso di narcisismo pratese, che contraddistingue anche il noise auto-compiaciuto di Topsy The Great.

– – –

Anche i testi dei vostri pezzi sono in scia surreale stagione prog. C’è un’eco di Claudio Rocchi?  Siete un Volo magico n° 2? Oppure i testi per voi sono solo buttati lì? C’è la volontà di creare un immaginario ben preciso?

BS: Non vedo, non sento, non canto.

LR: I testi sono poche parole, primi frutti di un amore per una forma espressiva che ruba materiale al linguaggio per evaderlo. Sono i primi collaudi, in punta di piedi, ma con molta sete di un territorio, che frequento da poco e che sto cercando di continuare a frequentare. Rocchi non lo conosco, e, appena l’hai citato, sono andato a stanare qualcosa di suo sul tubo. Grazie per la soffiata. Nella mia posizione è piuttosto il contrario: è il mondo delle mie immagini a oggettivarsi in creature qualsiasi.

Torniamo alla musica allora, mi raccontavi un po’ delle reazioni ai concerti, diciamo stranite, e diciamo che non siete esattamente r’n’r…

BS: Sì, visivamente la gente s’imbarazza a vedere Lorenzo in mutande, li capisco benissimo. Il mondo non è ancora pronto per accettarlo, ma noi gli vogliamo molto bene. Musicalmente, dipende; cerchiamo di coinvolgere nel nostro divertimento pure il pubblico, a volte ci riusciamo, a volte no…

LR: Il mio culino pallido non è certo l’ottava meraviglia del mondo, forse dovrei incipriarlo. Il vento, che tira ad un concerto, ha tante direzioni imprevedibili. Quando capita che ci si spogli tutti assieme, è molto bello.

E rimaniamo in tema impatto visivo dal vivo: questa storia della ‘nudità’ in concerto è una roba che aveva attecchito anche negli U.S.A. con i Rose for Bohdan ad esempio. Voi perché lo fate? Solo goliardia, volontà di impressionare o, al contrario, per ricreare un clima di intima connessione prog? E anche Captain Ahab, insomma il giro Deathbomb Arc.

BS: Non so te Emiliano, ma io in mutande mi sento meglio, son più arzillo. N’è vero, onorevoli?

LR: Ammetto che suoniamo molto meglio, se siamo in costume, anche da bagno.

BS: Più che nudità, è il vestirsi-svestirsi in modo un po’ diverso. Per me niente di così serio. Mi diverto molto a vedere le facce, di chi ci guarda. Dipende anche dalle serate, ogni volta variamo per come ci prende. Spero ci prenda presto di suonare vestiti da cosacchi russi.

Insomma non volete far capire in nessun modo cosa Tanz sia in realtà. Più che un svestirsi, è un privare di riferimenti, un mascherarsi ancor di più, o no?

BS: Penso faccia parte del nostro modo di essere, ci piace farlo. In un certo senso ci mostriamo per quello che siamo, senza pensarci poi tanto. Personalmente, vedo molte più maschere nei gruppi ‘impostati’, tipo metallari-con-le-borchie, o gruppi indie con camicette e cappello, etc., etc. Voglio dire, ci mascheriamo-svestiamo spesso, non sempre. Penso che lì stia la naturalezza. Poi boh!, magari siamo la nuova generazione di hipster del cazzo che si vogliono far notare per il vestiario più che per la musica, che ne so.

LR: Chiederci: – spiegate la vostra musica? -, è un po’ come chiedere a un giovane maghetto di periferia di svelare i suoi trucchi. Svanisce magia.

– – –

Fine

 

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One Response to “Sentieri Selvaggi # ? // Tanz è “…”: tracce per un’intervista possibile.”

  1. gino tramezzino April 1, 2014 at 8:02 pm #

    spaccate i culi

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