Tag Archives: simon reynolds

Estemporanea #8: Autenticità, sederi e dis/velamenti.

12 Dec

di T/T

Nel Figlio grasso e rosso – reportage sugli Adult Video News Award – David Foster Wallace come sempre nel suo stile icastico e acuto costellava il testo di interessanti aneddoti, il cui obiettivo a volte era quello di colpire l’attenzione del lettore svelando meccanismi profondi dell’industria del porno e della sua fruizione. Nonostante lo scritto di Wallace abbia più di 15 anni e gli AVN Award siano ormai giunti alla loro trentesima edizione ci sono passaggi che possono aiutarci nell’attraversamento di un problema cruciale della cultura pop di questi ultimi anni, quello dell’autenticità e della progressiva sessualizzazione del (s)oggetto femminile nell’industria musicale.

jennifer-lopez-iggy-azalea-booty-62

Continue reading

Dissolvenze&rallentamenti: appunti su Pallbearer, Earth e Sunn o)))+Scott Walker

17 Oct

di T/T

Universo sfaccettato e stratificato oramai il metal dopo aver superato indenne la prima decade del nuovo millennio si presenta come uno dei “generi” più vivi e dinamici, in continua e perenne mutazione ed evoluzione, tanto da farlo somigliare grazie ad una complessa e disarmante tassonomia a quello che fu il jazz prima che si deflagrasse nella maniera post-davisiana, capace di rendere macchietta anche le avanguardie più estreme. In realtà, è un fenomeno relativamente recente quello che ha investito il metal di attenzione dai cultori tout court di musica. Da genere detestabile, accusato di machismo, razzismo e di ottusa venerazione verso la velocità e il virtuosismo, il metal è diventato un territorio da colonizzare e tematizzare, cercando di capire le diverse storie che si intrecciano al di là degli archetipi e dei soliti luoghi comuni.

Prima che il noise rendesse la texture e l’accumulo nevrastenico del suono materico e solido, il metal ci era arrivato anni prima in maniera autonoma e totalmente in linea con lo spirito atavico del r’n’r. Nessuna preliminare infatuazione per il concetto, ma una autentica propulsione verso la natura più primitiva e fisica del suono. L’infatuazione del pubblico “generalista” verso il metal sopraggiunse quando il sonno dogmatico dei reducisti del post-punk si infranse dinanzi ad evidenti analogie. Scrive Simon Reynolds:<<La riemersione del rispetto/ardore hipster per il metal da un po’ di anni a questa parte è un fenomeno interessante: …ricordo almeno un paio di fasi…in cui gli hipster si risvegliarono come d’incanto e iniziarono a prestare attenzione al genere. Quanto alla prima, io e miei colleghi di Melody Maker contribuimmo alla riabilitazione. La Arsequake League, come ci chiamavamo, era sensibile agli sviluppi interni al metal anni ottanta: il nuovo vigore/severità di gruppi come Metallica, Anthrax, Megadeth e Voivod, accompagnato dall’abbandono (o ridimensionamento) degli aspetti più sciocchi del genere. Influenzate dal punk e dai Motorhead, queste formazioni rappresentavano una sorta di Riforma Protestante del genere. […] Più che legittimare il metal…questi gruppi resero la prossimità talmente palpabile da costringerci ad abbandonare i pregiudizi>>. [1]

Wavves+wvvs

Continue reading

Estemporanea #1: Radiohead

7 May

di T/T

“C’è sempre stato qualcosa di «vecchio» nei Radiohead. Non parlo del nome…, e nemmeno dell’inutile «h» nel nome di battesimo di Yorke. Mi riferisco piuttosto al modo in cui i Radiohead lasciano tutta la credibilità anticonformistica ai vari Sonic Youth e Stereolab,per esporre la propria merce sulla bancarella denominata «importanza». È questo a renderli parte della «cultura media»: una semiseriosità  che richiama il fervore e il solenne senso del diritto artistico acquisito tipici del progressive rock. Il simbolismo e il concettualismo, la brama di profondità e significato. Ma sapete una cosa? La cultura media va bene. La musica migliore, di fatto, rientra in questa categoria. […] E quindi…: o vi buttate sull’esoterico, come quegli iper-anticonformisti secondo i quali i Faust sono roba per femminucce e il vero hardcore krautrock sono i Dzyan o gli Annexus Quam…in questo caso, finirete per seguire una dieta non-stop a base di cassette noise del Pacific Northwest, torniti dieci pollici neozelandesi e live degli Smegma…Oppure cedete alla snobismo invertito…E quindi, facciamocene una ragione: la storia del grande rock è quella regione di mezzo in cui coesistono sperimentalismo e accessibilità…” [1].

Thom-Yorke-007

Continue reading