坎 – Anima (ōnyūdō, 2013)

6 Mar

Sfoglio la mia copia de Il Libro dei mutamenti – nella classicissima edizione adelphiana a cura del sinologo Richard Wilhelm – per capire il significato del ventinovesimo esagramma scelto da Paolo Bellipanni come monicker per il suo progetto solista. Comunemente noto come l’Abissale, l’esagramma  (K’an) si basa sulla ripetizione del trigramma K’an, il cui significato è il “precipitare dentro”, o meglio il precipitare dell’acqua tra due gole montane: quella stessa acqua che suscita ogni forma di vita. Ma, continuando a leggere le indicazioni del testo possiamo scoprire che «riferito all’uomo, questo segno rappresenta il cuore, l’anima racchiusa nel corpo, il luminoso contenuto nell’oscuro, la ragione. Il nome del segno, essendo ripetuto, significa anche “ripetizione del pericolo”.  Così l’esagramma indica una situazione oggettiva alla quale bisogna abituarsi […]» [1].

K'an (ÕØÄ) - Anima - cover

Animaautoprodotto e distribuito dalla netlabel statunitense ōnyūdō nel Dicembre dello scorso anno, è l’immagine sonora liquida e perturbante di questa incomprensibile coincidentia oppositorum. Da un lato le distese luminose dei landscapes tratteggiati con perizia dai riverberi fluorescenti della chitarra di Bellipanni, dall’altro l’oscuro incidere rabdomante e narcolettico delle pulsazioni ambientali. Bellipanni scolpisce il tempo, facendo tesoro di un lungo e prolifico decennio di sperimentazioni sonore (su tutti Tim Hecker e Aidan Baker). Luce e oscurità nelle nove composizioni non si pongono dialetticamente come spazi sonori giustapposti, ma diventano un magma incandescente: una “riflessione” sonora sulla tonalità emotive.

Scarsamente recepito in Italia, Anima ha invece fatto breccia negli Stati Uniti, dove un artista come Dan Barrett, che la stampa italiana ben conosce grazie alla sua Enemies List Home Recordings e al suo più famoso progetto Have a Nice Life, si è fatto portavoce di un vivo interesse per i percorsi sonori di Paolo Bellipanni.

Ambient oscura, esistenziale e dai toni orfici quella del musicista laziale, che si aggira tra le sue sculture sonore «come un criminale…incatenato in un carcere tra mura irte di spine» [2].

***

Note

[1] I Ching, a cura di Richard Wilhelm, Adelphi, Milano 1991, p.156.

[2] Ib., p.159.

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