Sul Corpo

25 Sep

di T/T

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Ho sempre resistito alla tentazione di ascoltare musica a occhi chiusi, negando cioè all’occhio la possibilità di avere un ruolo attivo. Se si vuole afferrare la musica in tutta la sua portata, è necessario anche vedere la sensitività e il movimento del corpo umano che la produce

Queste parole sono di Igor Stravinsky. Il compositore russo forse pensava al vortice degli archi e alla potenza delle percussioni – a cui dedicò massima attenzione – o all’interazione con il corpo dei ballerini, che traducevano e glossavano con il movimento del loro corpo l’impalpabile nucleo concettuale della sua arte.

Nel nuovo millennio, la musica parte dal corpo e termina sullo stesso. Il corpo che produce musica è un corpo feticcio, un ricettacolo di significati che il rock e la popular music ha volutamente e grottescamente sedimentato su di esso. Il corpo “produce” musica da guardare in un mix di biologia e ingegneria.

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Ammiccante e sensuale il “funk” sbiancato e inodore di Miley Cyrus è la punta estrema di un discorso che dagli anni 50 del secolo scorso ad oggi ha il corpo come significante privilegiato. I corpi mutanti e digitalizzati – da Elvis a Madonna, passando per Kylie Minogue e Gaga – sono il centro nevralgico che ha capovolto la richiesta di Stravinsky. L’occhio è il centro della musica, il corpo dominato da blandi beat o dalle scosse telluriche delle basse frequenze è sottomesso totalmente al visuale.

Tutto quello che possiamo ascoltare in certi brani passa attraverso i fremiti della lingua di Cyrus e l’anemico – ma piacevole per il sottoscritto – twerking delle sue bianche chiappe made in Nashville.

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3 Responses to “Sul Corpo”

  1. Antonio Solinas September 25, 2013 at 3:23 pm #

    Tonio, riflessioni condivisibili.
    Nel caso del video in questione, però, la Cyrus è semplicemente il terminale di quella rivoluzione pop “ignorante” per cui le cose nere più blande, materialiste e assimilabili (vedi l’orrendo termine “swag”) arrivano nel mainstream. Quale miglior veicolo di un pezzo di carne oggi giudicato sexy? Ma il corpo della Cyrus con Mike Will Made It e le sue suggestioni post-Chief Keef non c’entra nulla, se non come coreografia. Interessante invece il suo continuo “inbitchirsi” nei video. Questa morbosa appropriazione della cultura nera nei termini più feticisti e sessuali merita un’analisi.

    • Tonio Troiani September 25, 2013 at 4:18 pm #

      Sono totalmente d’accordo con i tuoi appunti, Antonio. Infatti, è un’estrema e grottesca propaggine dell’appropriazione bianca della cultura nera. Reynolds dedicò un articolo apparso su Blissblog nel 2003, in cui analizzava il fenomeno dell’UTB (i.e. l’unico tizio bianco) nei video dei rapper, una sorta di quota bianca per agganciare il pubblico di ascoltatore bianchi, allora in continua e costante crescita. Nel video in questione la Cyrus è l’ “unica tizia bianca”, ma è più eloquente della presenza nera che la circonda. Eloquente in termini forse di una retorica ormai vuota, ma riconoscibilissima nonché totalmente innocua sia a livello “sessuale” che “culturale”. Quando parlavo di “funk” inodore (una sorta di ossimoro) l’intenzione era, appunto, quella di sottolineare il fatto che la “sporcizia” prodotta è illusoria e fuori sincrono. Corpo e musica sono giustapposti in maniera arbitraria…

  2. Antonio Solinas September 25, 2013 at 5:57 pm #

    Esatto. Qui più che “quota bianca”, siamo tornati al “white token model” di rootsiana memoria. Però in versione zoccolona “mi faccio anche i negri”. Patetico.

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