Speedy Ortiz – Major Arcana

23 Jul

di T/T

Stanco degli album concettuali e free-form, stanco delle pose intellettuali e ultimative, un po’ per il sopraggiungere di un’Estate che non arriva mai, un po’ per la china notturna fatta di nostalgia, birra e italo-disco anni 90 con gli spettri dei Mo-Do e di John Scatman, mi sveglio con poche pretese musicali: mi basta un pezzo di Rihanna, una ballata degli Abba e roba del genere. Una sorta di lobotomia critica.

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Con questo mood mi imbatto in Major Arcana – fuori per la Carpark Records –  degli Speedy Ortiz. Non dedicherei neanche due minuti a questa band visto i presupposti se non fosse per il loro nome. Perché? Perché è il nome di uno dei personaggi del mitologico Love and Rockets dei fratelli Hernandez. Un personaggio minore, ma che intreccia rapporti importanti con Maggie, la giovane punk latina protagonista delle storie raccontate da Jaime. Nel racconto The Death of Speedy Ortiz la trama principale è dedicata agli scontri violenti tra le varie gang locali che degenerano sino a provocare la morte di Speedy. Nonostante, Ortiz fosse un personaggio minore Hernandez è interessato a mostrare come la scomparsa di una persona incida nella vita di tutti intorno a lui. Sopratutto, la sua morte serve per parlare dell’amore non come qualcosa di cui di volta in volta si entra e si esce, ma come la possibilità stessa del darsi delle varie relazioni: uno spazio vitale entro cui le cose avvengono. Ed infatti, in due splendide tavole di The Love Bunglers, Jaimie, sintetizzando la vita di Maggie e Ray, cita nelle due vignette centrali l’attesa nella hall dell’ospedale raccontata nell’episodio dell’85:

Cattura

Personaggi che cambiano, mutano e si imbolsiscono quelli dei fratelli Hernandez, fedele immagine della sottocultura giovanile del sud della California, dei d.i.y., delle band che suonavano come se ogni concerto fosse il loro ultimo concerto (e a volte lo era), delle etichette dalle improbabili sedi come la SST.

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Un pezzo come Casper (1995) sembra un eloquente atto di amore verso quel periodo storico. Lo stesso tema “esoterico”, legato all’arte dei tarocchi e della divinazione, ha qualcosa di negromantico e che porta alla luce un’intrinseca contraddizione. Infatti, se L&R è un fumetto in cui il Tempo entra prepotentemente mostrando i suoi effetti sui personaggi, la  forma compositiva da copia-carbone del gruppo di Northampton fossilizza quello stesso Tempo, in una forma replicabile;  in un mero cliché, destituendo la vitalità dell’originale.

Ascoltando la  musica degli SO l’impressione è proprio quella di un esercizio calligrafico da amanuense, in cui i Sebadoh fanno da palinsesto per miniature sonore rubate dai Polvo, mentre sullo sfondo le immagini sgranate dei Sonic Youth scorrono in silenzio, il tutto sotto la regia di  Justin Pizzoferrato, gia a lavoro con i Dinosaur Jr. Come detto poc’anzi non perderei troppo tempo ad ascoltare certa roba preferendo riascoltare gli originale, ad esempio Exploded Drawing dei Polvo. Eppure, le tracce si susseguono con facilità ed è mi scopro piacevolmente incantato dagli intarsi delle due chitarre e dalla voce teen e caramellosa di Sadie Dupuis, che ti assesta una melodia quasi perfetta, instillandoti  la voglia malsana di riascoltare l’album.

Le forza arcane richiamate dai suoi testi anti-narrativi sembrano funzionare: l’incantesimo sembra almeno nell’immediato riuscito perché mi scopro a canticchiare Tiger Tank o No Below anche se con un «leggero» senso di colpa.

[Voto => 6.8]

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