Pharmakon – Abandon (Sacred Bones)

18 May

di T/T

«Nelle farmacie non vi è alcun rimedio contro l’esistenza, solo palliativi per i fanfaroni. Ma dov’è l’antidoto alla disperazione chiara, infinitamente articolata, fiera e sicura? Tutti gli essere sono infelici; ma quanti lo sanno?» (E.M.C.).

Le Farmacie inscatolano il farmaco rendendolo poco meno che palliativo, ma il Pharmakon nella grecità è il limite non tangibile tra il rimedio e il veleno. Strappato alla sua ambiguità, il farmaco conserva l’antico e oscuro splendore distruttivo e venefico  solo nell’ipertrofica e massiccia (nonché volontaria, e quindi demistificante) assunzione.

pharmakon

Pharmakon, al secolo Margaret Chardiet, ventiduenne nuiorchese, cortocircuita il doppio vincolo farmacologico: un accumulo di nulla e residui post-industriali a far da quinta ad uno squartamento insostenibile della carne.

La voce lacerata e maltrattata – un Diamanda Galas in continua nevrastenia e delirio emotivo – come un loop rubato da un horror movie a basso costo ripetuto sino alla parossismo, disegna i contorni tangibili di una carne ridotta a brandelli dal pulviscolo di nebbie atomiche e improbabili macchine da Colonia Penale.

Un martirologio teso alla’abbandono e alla scarnificazione dal e del passato.  Emil M. Cioran scrive in Squartamento:«Dopo una malattia grave, in certi paesi asiatici, nel Laos ad esempio, succede che si cambia nome. Che visione all’origine di tale costume! In realtà, si dovrebbe cambiare nome dopo ogni esperienza importante.» Ebbene, Abandon (Sacred Bones) è un atto di estrema rinuncia e, nel contempo, di completa liberazione.

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In un’intervista rilasciata a Pitchfork (qui)Margaret parlando dell’artwork di Abandon dice:«L’idea viene da un fatto accaduto realmente. Mi stavo liberando della maggior parte delle mie cose e guardando tra i vecchi ricordi, ho trovato una lettera d’amore. Quando l’ho aperta, c’era un fiore al suo interno, che mi è caduto sul grembo insieme ad un mucchio di vermi che si contorcevano e che stavano mangiando il fiore. Ho provato questo senso di abbandono ed ho subito bruciato tutto. Ho pensato che tutto quello non fosse in ogni caso più vero, e non mi appartenesse…Recentemente ho dovuto attraversare degli improvvisi e drastici capovolgimenti completamente indipendenti dalla mia volontà e dalle mie scelte…Quando tutto sprofonda e devi strisciare per uscirne fuori, raggiunta la cima, sei solo — e sei ormai  una persona differente da quello che eri…L’album all’incirca si aggrappa a ciò che è vero e abbandona senza scuse ciò che non lo è».

Una specie di catarsi dell’individuale e dalla propria identità in una pira funeraria che fonde rimasugli dei primi Swans e il rumorismo pruriginoso e logorante di Prurient, spulciando tra le atmosfere marce del primo industrial inglese (TG, Whitehouse, Nurse With Wound etc etc) in un’estenuante notte oscura dell’anima.

Per l’appunto, fra tanta oscurità e monotonia rotta solo dalle stridenti e raccapriccianti urla della Chardiet, il rischio è quello di perdere l’ascoltatore per strada, logorandone la pazienza. Quanti riusciranno a superare anche i 27 minuti di Sour Sap saranno sfiancati, ma anche contenti di aver toccato con mano il marcio del passato, da cui nel bene o nel male ci si deve necessariamente liberale per essere altro.

p.s. un timore alligna a latere. La Sacred Bones non è scevra da manipolazioni e questa nuova “reginetta” della scena d.i.y. della Grande Mela potrebbe essere immolata per far sorgere una nuova Zola Jesus. Vedremo un po’ come si evolveranno le cose.

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One Response to “Pharmakon – Abandon (Sacred Bones)”

Trackbacks/Pingbacks

  1. Pharmakon – Bestial Burden (Sacred Bones, 2014) | - October 16, 2014

    […] Abandon – album d’esordio della Chardiet – si poneva come un estremo atto di rinuncia e di dissoluzione del sé dal proprio passato: un’immersione sonora in un vorticoso fiume che avrebbe divelto l’apparenza dal reale, restituendo al passato al di là della sua distorsione prospettica un solida promessa di verità. Bestial Burden nasce da un’ennesima evidente cesura: all’indomani del suo primo tour europeo Margaret è stata sottoposta ad un intervento d’urgenza, che l’ha costretta a letto per tre settimane. I sei brani di Bestial Burden – registrano nuovamente con Sean Ragon dei Cult of Youth – si concentrano sulla caduta e sulla rinascita. Al centro di tutto vi è la carne e il corpo: è la sua estrema e incurante fragilità. […]

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