Zomes – Time Was

14 May

di T/T

A molti il nome di Asa Osborne non sarà nuovo. Storico chitarrista dei Lungfish  da anni – oltre alla parentesi con i The Pupils insieme allo stesso Daniel Higgs, anch’essi pubblicati dalla storica e fedele etichetta washingtoniana Dischord – coltiva in solitaria il suo progetto di impro-drone per organo e percussioni Zomes.

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Dopo l’ultimo tape – Variations n.1 – rilasciato per la Imminent Frequencies nel corso del 2012, ritorna con un lavoro che dona nuova linfa al progetto, grazie alla presenza della voce di Hanna Olivegren (Silence Blossoms, Hopes for Leo) e degli inserti di piano di Andy Hayleck . La carica sciamanica e ritualistica delle sue pièce acquistano così una dimensione ieratica proprio grazie alle linee vocali della Olivegren.

A metà strada tra una versione esausta del tribalismo per organo e batterismi dei Fabulous Diamonds e una più luminosa dei primissimi Wildbirds & Peacedrums più narcolettici (non sarà peregrina l’idea di associare il vocalismo della Olivegren a quello della conterranea Mariam Wallentin), Time Was (Thrill Jockey) si irradia per cerchi concentrici in un sequela di brani dall’ordito minimalista ma dalle complesse ricadute emotive, che tenta così di rinnovare la grande lezione di Terry Riley e La Monte Young.

Zomes

Dal tepore iniziale di Loveful Heights si passa al dramma peyotico di Monk Bag, un lied glossolalico che potrebbe far pensare agli isterismi vocali di una Lisa Gerrard meno erudita e presa nelle spirale di un folklore pow wow prossimo alla sfinimento. Silentium è un breve salmodia dove il piano sorregge con i suoi accordi decisi la voce sino a spegnersi nel drone ostinato dell’organo di Osborne che rimane così solitario ad esporre le sue trame monotone nello strumentale fuzzato che chiude la prima parte del disco.

La seconda parte del disco si apre con l’ostinata Footpahts a cui segue l’etereo strumentale Equinox, sembrano quasi un preludio alla title track, una re-interpretazione in chiave slo-dream del brano Indivisible dei Lungfish. A chiudere, la stupenda Cave Mountain Stream, dove un tamburello e i droni creano una quinta naturale per il commiato notturno della voce della Olivegren.

Time Was non brillerà certo per varietà, visto come caparbiamente ritorna su un’unica idea cercando quasi l’esaurimento dell’ascoltatore, ma questa fuga estatica è ciò a cui può più intimamente può ambire la psichedelia per rintracciare così la sua vera natura, ad di là di tutte le restaurazione retrologiche e nostalgiche da copiacarbone e stampe plaisly underground.

[voto: 7,5]

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2 Responses to “Zomes – Time Was”

Trackbacks/Pingbacks

  1. Daniel Higgs – The Godward Way (Latitudes) | - May 31, 2013

    […] parlato dei rituali dronici di Zomes [qui], ci è impossibile esimerci dal parlare del nuovo ep di Daniel Higgs, voce dei Lungfish. Fuori per […]

  2. The Great Saunites – The Ivy | - August 3, 2013

    […] quasi dadaista che mischia sapientemente derive rumoristiche e marce per organo e percussioni (uno Zomes meno ieratico e più scanzonato, quasi un Wyatt ubriaco che cerca di suonare la prima sezione di […]

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