Graveyard Tapes – Our Sound is Our Wound

1 May

di T/T

Graveyard Tapes Cover Art 1000px RGB

Edimburgo, 2010: Euan McMeeken, voce e frontman dei The Kays Lavelle e fondatore della mini50record, per cui pubblica i suoi lavori per piano solista con lo pseudonimo glacis, e Matthews Collings (Sketches for Albinos), la cui attività principale è la manipolazione del suono e la sperimentazione con tipi come Dag Rosenqvit e Talvihorros, compongono e registrano tre brani.

La bellezza di quelle pièce per piano, voce e manipolazioni convincono i due a continuare la collaborazione. Tre anni dopo, ecco il parto dei loro incontri alchemici: Our Sound is our Wound, primo full lenght dei Graveyard Tapes, pubblicato per i tipi della Lost Tribe Sound. Ad impreziosire ulteriormente il tutto, ci pensa l’etichetta con un doppia edizione limitata tirata a 110 esemplari, il cui artwork è curato da Jamie Mills.

McMeeken si lascia alle spalle il chamber pop dei The Kay Lavelle per immergersi totalmente in un ambiente popolato di miraggi sonici: il piano trattato e lacerato dalla manipolazioni di Collings si sparge tutto intorno cristallizzandosi in afone figure claudicanti, pattern reiterati e stranianti, droni soffocati e melmosi in cui la voce soffocata e stretta si aggira come in un labirinto.

C’è l’eco delle sperimentazioni nomadi di Ben Frost, il minimalismo oscuro e ateologico dell’ultimo David Sylvian e per alcuni versi lo spettro della voce di Yorke. Sembrerebbe banale citare una fonte ubiqua e pervasiva come i Radiohead, ma non è del tutto fuorviante. Infatti, al di là dell’inflazionamento del timbro nevrotico e colmo di spleen esistenziale dell’Orbo  – una dei più odiosi lasciti dei Radiohead post-ok computer [dio li maledica] – l’operazione di Yorke ha un senso ben preciso e che forse ha delle affinità con quanto il dubstep stava facendo sulla voce come residuo di identità.

Graveyard Tapes - Product Shot 3

In un’intervista rilasciata al signor-so-tutto-io Reynolds Thom Yorke diceva:« Il mio problema riguarda l’aspetto di identificazione […] Ancora oggi, in quasi tutte le interviste, il sottinteso costante è: “ma questo sei tu?”. Se ho usato voci diverse, evidentemente era il mio modo per dire che quello non sono io» (in Reynolds, S, Hip-hop-rock, Ibsn Edizioni,  Milano 2008, p.296).  La tricknologia – l’arte magica con cui per primo a livelli “popular” Tricky, “il-non-morto-che-continua-a-fare-dischi, ha sottoposto in studio la voce a processi di manipolazione anti-soggettivistica – applicata a voce e piano dei Graveyard Tapes crea un fumosa fantasmagoria di alterazioni sensitive: l’emozionalità della voce è continuamente messa a repentaglio sull’orlo di una desolazione snervante e senza uscita, come un pipistrello imprigionato nel vuoto.

Graveyard Tapes

Consiglio di immergersi totalmente nell’ascolto dei Graveyard Tapes. Non “ascoltavo” tanto dolore da Returning to the Scene of the Crime dei At Swim at Two Birds (che – per chi non lo sapesse – hanno preso il loro nome dal titolo di un libro di Flann O’Brien, tradotto in maniera superba da J. Rodolfo Wilcock per l’Adelphi con il fuorviante titolo Una pinta di inchiostro irlandese e di cui consiglio – se vi piacciono i romanzi arditi e camaleontici – la lettura).

[- VOTE – : 7/10]

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s

%d bloggers like this: