From the Vault ep.14: Henry Badowski – Life is a Grand (1981)

22 Apr

di Milky Way

henry+badowski

Il rimpianto per ciò che non è stato e avrebbe potuto essere. E’ lunga la lista dei musicisti rock che hanno calcato le scene per il tempo di un respiro, svanendo nel giro di pochi anni, consegnati alla storia in un’eterna gioventù e in un perenne vertice artistico, senza conoscere il declino inevitabile della vecchiaia. Syd Barrett è un caso a parte, perché è stato al contempo un survivor e una vittima di quella stessa follia che ne aveva acceso i bagliori creativi, una fiamma veloce che si è spenta troppo presto, lasciando tuttavia in vita quel che ne restava: da una parte il corpo di un disagiato, dall’altra una pletora di eredi che ne hanno colto in maniera più o meno intelligente l’eredità (si pensi a Robin Hitchcock o, in misura minore, a Paul Roland).
Ecco, questa volta parliamo del disco che Syd avrebbe scritto, composto e suonato nel 1981 se fosse rimasto appunto Syd Barrett, il diamante pazzo. A pilotare l’ispirazione è Henry Badowski, musicista post-punk che – come ci informa Dave Thompson in London’s Burning: True Adventures on the Front Lines of Punk, 1976-1977 – aveva fatto parte di band come Wreckless Eric, Chelsea, The Damned.
Nel 1981 esce quindi Life is a Grand, l’unico parto discografico solista di Badowski, eccellente miscellanea di melodie barrettiane e pulsioni synth-pop.

henry-badowski-my-face-am

copertina del singolo My Face

My Face, oltre ad aprire l’album, è sicuramente uno dei brani più belli, rappresentativi e riusciti del long playing, talmente credibile da far quasi pensare a una sovrincisione di qualche sgangherata registrazione di Syd su basi sintetiche coeve. Henry is in love prosegue sulla scia di questa eterna filastrocca sintetica, mentre più riflessiva è Swimming with the Fish in the Sea.

La title track, paradossalmente, è uno dei pezzi meno iconici dell’album, uno strumentale hypnagogic pop tipicamente eighties. Nella seconda parte dell’album (mi piace dire: nel Lato B del vinile) segnaliamo la bella Baby Sign Here With Me, barrettiana fino all’osso, e la conclusiva Rampant, ancora uno strumentale.

photo_1979

i The Good Missionaries: al centro Henry Badowski

Disco mai ristampato su cd, si trova su vinile a buon prezzo, e comprarlo ne vale sicuramente la pena qualora vogliate immaginare che cosa avrebbe fatto il diamante pazzo se non si fosse sgretolato in uno dei suoi colorati vortici psichedelici.

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