Dall’ «antemurale» Polonia: Semantik Punk – abcdefghijklmnoprstuwxyz

18 Mar

di T/T

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POLISH VERSION

Ho serie difficoltà a catalogare i polacchi Semantik Punk. Potrei azzardare mettendo in croce due o tre generi come il math, il djent e il noise, ma tutto è trasfigurato e ingurgitato in un magma sonoro e in una forza tellurica che fa franare ogni possibile appiglio.

Già attivi come Moja Adrenalina dal 2004, il loro attuale cambiamento di ragione sociale è visto come un pratica comune nell’ambiente underground polacco, dove i media la definiscono una «romantica e idealistica liberazione dai nomi e dall’etichette», una performance punk sull’identità negli spazi d’informazione, bisognosi di catalogare ogni fenomeno nello spazio e nel tempo. In realtà, i quattro ragazzi polacchi vedono il loro cambio d’identità non solo come un tentativo di liberarsi dalle strette di un’informazione che non può non chiuderti in una casella per poter parlare di te, non solo a titolo appunto informativo, prossimo ad un’orizzonte di spendibilità e valore della parola e del “prodotto” artistico, ma soprattutto come un ribaltamento di questo stesso rapporto con quello che fanno. Semantik Punk per loro è solo un nome per dire che non sono solo i produttori del “loro” caotico pandemonio sonoro.  Vi è pertanto una volontà programmatica che parte dal nome e passa dall’artwork, elementi imprescindibili di comunicazione, e che soprattutto si realizza nella loro musica, di disorientamento.

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Lo stesso processo di creazione dei brani inclusi nel nuovo lavoro, abcdefghijklmnoprstuwxyz (prodotto con la complicità di Ross Robinson e pubblicato dalla Lado ABC) risponde a questa logica, che si muove sul confine tra linguaggio e insensatezza. In un’intervista dicono:

La nostra musica e i nostri testi sono il risultato dell’equilibrio su questo angusto e apparentemente illusorio limite. È un messaggio minimalista e molto semplice. È ciò che viene fuori quando non pianifichi i non dici nulla di particolare. Si potrebbe dire che la nostra band è un generatore di simboli privi di significato, o di un linguaggio privo di semantica. [1]

E rispondendo sul nome inconsueto dato al loro lavoro

Abbiamo “scritto” quest’album non con una piena consapevolezza, ma ora, a conti fatti, ci sembra una specie di metafora. Una metafora dei tentativi con cui si utilizzano le parole per descrivere se stessi e il mondo, cercando di dotarli di significato. Quando scoprimmo questa metafora, abbiamo compreso che ci sembrava di percepire la realtà come qualcosa di così spesso e saturo di forme dinamiche che provare a dargli un significato usando qualcosa di fugace, limitato e statico come le parole serviva solo a creare scarti di significato, che fluttuano su un oceano di possibilità […] Per noi, comunque, questo “fallimento nel voler urlare l’inesprimibile” è in qualche modo stupendo e commovente. La forma di abcdefghjklmnoprstuwxyz ha qualcosa di questa indicibilità/inesprimibilità/non pronunciabilità. [2]

Il tentativo dei Semantik Punk di pronunciare l’indicibile attraverso una cacofonia ragionata mi ha suggerito  per affinità “geografica” – e non solo – il romanzo di Stanislaw I. Witkiewicz, Insaziabilità. Romanzo fiume, enciclopedico e distopico incentrato sulla figura di Genezyp Kapen, giovane rampollo “imbecille” di una nobiltà ormai decaduta e prossima ad essere sconvolta dall’arrivo dei nuovi mongoli provenienti dalla Cina. Un romanzo pubblicato nel 1929 e che, come i SP, ingloba tutto lo scibile filosofico, mistico e politico incanalandolo in un mostruoso organismo senza forma in cui, senza soluzione di continuità, l’assurdo, la fantapolitica, la profezia [3] fornificano per restituire l’immagine di un’umanità degradata e arrivata a patti con la sua animalità più bieca e lasciva dinanzi all’insondabile. La mistica neo-cattolica di provenienza francese e  la fede negli assiomi e nella logica dei neo-positivisti si scontrano contro la spessa coltre della realtà accomunati da un’impotenza che solo l’arte di Tengier sembra cogliere. Quando il giovane Kapen gli rivela che:

è come se sentissi che tutto il mondo, ma proprio tutto, non è come dovrebbe essere. In primo luogo, tutto è come avvolto in una specie di involucro…e io, invece, voglio toccare ogni cosa a nudo, così, come tocco la mia faccia, la mia mano…Voglio trasformare tutto, farlo diventare come dovrebbe essere. Voglio possederlo, spremerlo, stringerlo, schiacciarlo, torturarlo. [4]

Il musicista risponde:

Tutta la grandezza sta unicamente nell’arte. È il segreto dell’esistenza contemplato in carne ed ossa, tangibile capisci? e non come un sistema di concetti e basta. Quello che tu dici, io lo creo sotto forma di fenomeni quasi materiali […] Qualcuno ha detto che la musica è un’arte inferiore perché i martelletti percuotono delle budella di pecora, o perché crini di cavallo fanno vibrare sempre delle budella, o perché si soffia dentro a dei tubi pieni di saliva. Il rumore! Il rumore è una cosa grande, il rumore assorda, accieca, annienta la volontà, crea una vera follia dionisiaca in una dimensione astratta, ultraterrena, eppure è, in senso reale, e non solo come un’astratta promessa.[5]

Vi è quasi la stessa consapevolezza nei Semantik Punk: l’incapacità di poter dire il cuore dell’esistenza se non con il rumore materiale e geometrico delle loro incursioni. Vi è la stessa forza dionisiaca, ma calibrata ed aggiornata attraverso un suono pesante, estremo, caotico, ma come scolpito nella roccia più dura con rigore e una forza che trascende il dato immediato. Infatti, loro non si ritengono né possessori di quello che fanno, né identificabili con quello che producono. Sono strumenti o organi come lo è Tengier nelle mani dell’arte: una materia che vibra e distrugge. Diverse volte nel romanzo di Witkacy – così gli amici solevano chiamare lo scrittore, poi morto suicida nel 1939 – viene evocato lo spettro del Wittgenstein del Tractatus logico-philosophicus: 

Non come il mondo è, è il Mistico, ma che esso è (6.44)

Ma v’è dell’ineffabile. Esso mostra sé, è il Mistico (6.522)

Su ciò, di cui non si può parlare, si deve tacere (7) [6]

Tre proposizioni, di cui l’ultima chiude il famoso libro, parlano di ciò che altro dal linguaggio, di ciò che il linguaggio nel suo isomorfia con la realtà come stato di cose non può e non deve nominare. La musica e il rumore riescono trascendendo la logica dire il Mistico, poiché non lo nominano, ma sono lo stesso accadere dell’ineffabile.

* * *

Note

[1] Le parole dei SP sono tratte da un’intervista apparsa su Decibel

[2] Ib. In quest’ottica va letta anche la scelta particolare della lingua dei testi: un sorta di antico dialetto slavo inesistente, che si muove sul confine già individuato dell’insensatezza e della comprensibilità. Paradossalmente, tendono a sottolineare i SP nonostante la mancanza di un significato diretto nelle parole che compongono questo idioma fantastico, per il popolo polacco la familiarità dei suoni con cui è composto crea una diretta comprensibilità a livello intuitivo. Il tentativo che segue la falsa riga dello zeuhl si spinge oltre, perché privando la lingua di una grammatica e di una semantica questa esplode in suoni puri dotati di una pura universalità.

[3] Le profezie di Witkiewicz si rifanno a quelle del mistico teosofico russo Vladimir Solov’ev che parlava della nuova minaccia mongola, sia in una lirica dall’emblematico titolo Panmongolismo, che nel suo ultimo scritto dedicato all’Anticristo.

[4] Witkiewicz, S.I., Insaziabilità, Garzanti, Milano 1973, pp.49-50.

[5] Id., p. 53.

[6] Wittgenstein, L., Tractatus logico-philosophicus e Quaderni 1914-1916, a cura di Amedeo G.Conte, Einaudi, Torino 1998, pp, 106-7.

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