From the Vault ep.12: Jeff Hanson – s/t (2005)

11 Mar

di Milky Way

Jeff+Hanson

Esiste un universo parallelo che – forse per fare un dispetto alla durezza dei cuori terrestri – da circa 20 anni a questa parte ha rubato il meglio del cantautorato americano per trascinarlo via da questo mondo, in una sorta di limbo senza tempo: come accadde per molti miti musicali del passato. Come se l’umbratile fragilità di una voce, o un fingerpicking in low-fi fossero fuori posto su questa terra.

E così Jeff Buckley, Elliott Smith e – più di recente – Sparklehorse o Vic Chesnutt, non li abbiamo più qui tra noi.
C’era però un altro cantautore, decisamente meno noto dei succitati, anche lui americano e anche lui morto prematuramente, a soli 31 anni. Si chiamava Jeff Hanson e tra i nomi citati era sicuramente più affine musicalmente al compianto Elliott Smith. Il giovane e paffuto Jeff produsse solo tre album, dipingendo tavolozze leggere con la sua voce incredibile, quasi indistinguibile da quella di una bambina.

Jeff_Hanson_at_the_Catacombs
E poi le composizioni, sulla scia di Elliott Smith, ma senza esserne mai un clone, con un tocco di dolcezza a colori pastello, sprigionata da quella voce fuori da ogni canone.
Considero il suo capolavoro il secondo dei tre album, semplicemente intitolato Jeff Hanson, un disco che meriterebbe una visibilità ben più ampia di quella (scarsa) ottenuta finora. Una sequenza di dieci canzoni perfette, genuine, ispirate, aperte dagli 8 minuti di Losing a Year, solitaria elegia per voce e chitarra acustica, che si evolve fino a deflagrare in uno struggente e cinematico strumentale quasi sinfonico.
Segue Now We Know, col folk sugli scudi e quella voce da infante ad ammorbidire agili corde d’acciaio; e poi arriva Welcome Here, uno dei capolavori del disco, drammatico valzer da fine dei tempi, sorretto da quel canto innocente e sdoppiato, perfettamente a suo agio sia nei momenti scarni che in quelli più elettrici.


I Know Your Name è una ballata commovente, e ci tiene sempre sull’orlo di questo mondo fatato, una psichedelia addomesticata nello zucchero filato, mentre un potenziale singolo è This Time it Will, per il quale esiste anche un videoclip artigianale.
L’altro brano di lunga durata è riservato all’epilogo: Something About, che chiude in maniera decisa un lavoro pressocché impeccabile, pregno di malinconia e dolcezza.
Anche la fine di Jeff Hanson è avvolta nel mistero: suicidio o incidente, non lo sapremo mai. Ci resta la sua musica, questa si, per sempre.

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s

%d bloggers like this: