From the Vault ep.11: Spriguns – Time Will Pass (1977)

28 Jan

di Milky Way

Spriguns Time Will Pass Front

Ah, il folk rock inglese. Stavolta sarà inevitabile fare qualche cenno all’intensa (e non lunghissima) carriera di colei che è stata l’artefice di svariati album che meritano di essere annoverati tra le cose migliori del genere: Mandy Morton.

I coniugi Mandy e Mike Morton costituiscono infatti il nucleo creativo di una band che dai primi anni ’70 attraverserà evoluzioni e cambiamenti di identità (prima Spriguns of Tolgus, poi semplicemente Spriguns, infine Mandy Morton and Spriguns). Come prassi e tradizione delle band folk rock dell’epoca, il repertorio è inizialmente integrato con traditionals riarrangiati, per poi col tempo lasciar spazio al dirompente talento di Mandy.

Vengono così pubblicati diversi album, e la proposta si affina fino ad arrivare a quello che, a parere del sottoscritto, è il loro vertice compositivo: Time Will Pass, 1977.

I nove brani dell’album sfilano composti in un continuum trasognato e cupo, balzano alle orecchie come un rito ancestrale celebrato in una verde foresta, ma al contempo si sporgono, nei suoni puliti e nella loro graniticità senza sbavature, su un panorama più metropolitano e moderno, quasi a presagire – nelle atmosfere più che nel sound – alcune istanze dark wave.

Così si inizia: gli arpeggi elettrici di Dead Man’s Eyes aprono il disco con fare oscuro e impetuoso, fondendo un’ispirazione folk affine a Trees, Mellow Candle, Sandy Denny (e ai suoi Fotheringay) con impulsi più rock.
Il bello però deve ancora arrivare, con il secondo brano: All Before, stupenda ballata acustica arricchita da pianoforte e archi. Poi arriva For You, altra gemma di malinconia, con i synth a dilatare la tela di un paesaggio da sogno.

Decisamente più inquietante e oscura la title track, quasi interamente basata su un sintetizzatore che pulsa ossessivamente su una sola nota, lasciandosi avvolgere da profumi antichi, ma suonando con la metronomia asciutta ed essenziale del contemporaneo.
Blackwaterside è il brano più lungo, e forse quello dove la fusione tra elettricità, sogno e solennità si fondono nella maniera più imparziale, sfiorando atmosfere progressive rock.

Nella stessa direzione corre You’re Not There, ripiegando tuttavia su un intimismo più accentuato, mentre il gran finale è affidato agli oltre 5 minuti di Letter To a Lady, commovente epitaffio che esplode in un finale trionfo di archi e fiati, in ciclico fade out.

Disco monolitico, compatto, ispiratissimo. Mandy Morton ha pubblicato il suo ultimo lavoro 30 anni fa, e oggi si dedica a una carriera da speaker per la BBC Radio, dove parla di cinema, teatro e musica. Forse ha smesso perché non aveva niente di nuovo da raccontare, ma ciò che ha lasciato con questo e con altri dischi è un piccolo tesoro da conservare per il futuro.

* * *

Tracklist:

1. Dead Man’s Eyes – 3:46
2. All Before – 2:44
3. For You – 3:37
4. Time Will Pass – 2:28
5. White Witch – 3:04
6. Blackwaterside – 5:13
7. You’re Not There – 2:51
8. Devil’s Night – 2:52
9. Letter To A Lady – 5:11

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