La buona temperie

17 Jan

di T/T

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Nel palmo destro di Dio; al centro del loto schiuso, non più chiuso nel pugno del tempo, tenni nei palmi aperti l’essenza del mio sé. Sferico, contemplai la sua perfezione.

L’anima mia sorse dalle tenebre e, rarefatta, trasparente come l’aria d’autunno, si espanse attraverso multiformi flussi vitali. E fui, oltre la vita terrene, signore di altre esistenze.

Io, che vivevo rapito dalla realtà delle passioni, riposi i ricordi delle vite trascorse. Come luminosità evanescenti svanirono nel nuvolo emanato dal loro stesse. Quante anime vidi vagare nel mio argonautico viaggio.

Giunsi nel labirinto armonico, giardino mistico di perfetta bellezza in cui l’aurora. Con grazia assoluta, ascendeva al trono del cielo. Ero al suo centro ed esso svanì nel silenzio. Per gli infiniti giorni della preesistenza non ebbi abito più degno del corpo. La nudità copriva i pudori.

Immobile danzai, innalzando canti di gloria, poi mi assopii rapito dalla dolcezza della musica dell’intelletto.

Il nome come una mantra, trama immateriale che conduce a Dio. Contavo con voce di non-pensiero. Ripetevo.

La cifra più alta del mio pensare non comprende la somma del tuo splendore, che non è di questo mondo, amore.

Ascoltavo.

Intesi che è un dispiegarsi di simboli, oltre che di suoni, la giusta successione di parole; ordine metafisico, che non risponde a regole grammaticali, quanto a formule celesti.

Un ventre verginale è la mente divina che creò vita eterna.

A propria immagine, maschio e femmina. Generò ogni suo unico figlio.

Lo sguardo proiettò ciò che gli occhi, per lungo tempo, videro.

Non mi sentii più sperso, come avevo creduto per tutte le infinite vite che avevo vissuto.

Vidi il mio essere fluire in ogni dove. Ridiscesi in terra.

Attorno cedeva ciò che aveva solide fondamenta al peso di creature dall’aspetto lieve.

Per non sovvertire alcunché, tacqui.

Al fin di non più essere, rimasi immobile finché più non fui [1].

* * *

[1] Testi di Gabriele Ferrero – Disegni di Gianluca Costantini, Archeangolie (2001), realizzato originariamente per l’antologia di Lisbona “Mutate&Survive“, venne poi ripubblicata successivamente su Foton n°6 (Serbia, 2003), sulla rivista Graffiti 76% n°17 (Brasile, 2008). Una versione impaginata diversamente venne raccolta in un albo monografico per le edizioni De Falco (Italia, 2002) curata da Marco Feo. Totale 4 pagine china nera su carta.

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