From the Vault ep. 10: Montage – Same (1969)

8 Jan

di Milky Way

C’era una volta un pianista dalle idee strabordanti che, a cavallo tra gli anni ’60 e ’70 del secolo appena trascorso, rivelò la sua passione (ed estrema bravura) per composizioni squisitamente pop, arricchite da arrangiamenti orchestrali. Stiamo parlando di Michael Brown, musicista fondamentale per il baroque pop, non solo coi celebri The Left Banke, ma anche con alcuni progetti successivi (Montage, Stories, The Beckies).

L’unico disco dei Montage viene dato alle stampe nel 1969, quando ormai la proposta dei Left Banke era stata archiviata, e nuovi fermenti (psichedelici e progressivi), rendevano anacronistiche – quantomeno in un’ottica di avanguardia – le cristalline melodie di Brown. Eppure fu proprio in quel 1969 che il talento del Nostro trovò il suo maggiore compimento, con questo unico parto. Il disco è infatti un viaggio attraverso canzoni fantastiche, dolcissime e fiabesche, ma non per questo prive di tensione.

Già dall’iniziale I Shall Call Her Mary si resta impressionati dal mix di ingredienti: le dita di Brown sui tasti, ma anche la voce di Bob Steurer, anzi, le voci, che quando si intrecciano con le parti di pianoforte danno vita a tavolozze sonore dai colori pastello, a creare un tappeto sonoro che sarà il tema portante in tutto il disco.

She’s Alone è un episodio per sola voce e orchestra, dalla melodia tanto bella quanto ostica al primo ascolto (si dice che il lead singer fu talmente bravo da riuscire a cantarla immediatamente, dopo un solo ascolto). E poi arriva Grand Pianist, forse il brano più rappresentativo per lo stesso Brown (“I’m a grand pianist, such a grand pianist”), un capolavoro di melodia, dove l’intreccio tra pianoforte e parti vocali raggiunge livelli sublimi – soprattutto nel bridge teso e sognante (“trying to change the world with my songs, doing it musically”). Il brano dura solo 2:30, e forse è questa la grande bravura dei Montage, riuscire a creare bozzetti pop che si evolvono in un tempo così breve, e che al contempo riescono a lasciare un segno, liberando una tensione melodica non comune.

L’altro grande capolavoro del disco è Desiree, già presente nel repertorio dei Left Banke, ma che qui ritrova nuova vita grazie ad un arrangiamento più agile e fresco rispetto a quello del 1967. Song is Love fa suo lo scatto leggero dei neonati Carpenters, mentre commovente è Tinsel and Ivy, dalla melodia raffinatissima. Il brano più lungo (si fa per dire: solo 3 minuti e 12 secondi) è riservato all’epilogo: Wake Up Jimmy chiude infatti il disco con l’aria da finto siparietto televisivo, ma è in realtà un brano abbastanza impervio, che vede ancora una volta trionfare il talento melodico di Brown.

Pietra miliare del genere, ma nonostante questo ancora molto sotterraneo e poco noto, il disco è un capolavoro imprescindibile per gli amanti del baroque sound, vera gemma da riscoprire e rivalutare.

* * *

Tracklist:

A1 I Shall Call Her Mary 2:21
A2 She’s Alone 2:56
A3 Grand Pianist 2:25
A4 Men Are Building Sand 2:10
A5 Desiree 2:44
B1 The Song Is Love 1:42
B2 Tinsel and Ivy 2:25
B3 An Audience With Miss Prisilla Gray 1:59
B4 My Love 2:56
B5 Wake Up Jimmy 3:08

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