Combattere per (il) nulla: Theologian

5 Jan

Di T/T 

Cattura

Sul finire del secolo scorso Lee M. Bartow brancolava nel buio. Decine di tape e cd-r di un industrial derivativo e senza alcuna epifania sonora,ma i Navicon Torture Technologies non riuscivano ad erigere nulla.

Dopo anni passati a riciclare roba in disuso,  Bartow ha abbracciato un’ennesima ragione sociale, incominciando a de-finire la sua scultura sonora: un gamelan proteiforme e melmoso sotto il moniker Theologian.

La radice ariana della parola “dio”, DIV, da cui DIU, DIAU ha il senso proprio di «splendere», da cui il sanscrito, dîvyati, cioè «brillare». Nel suo significato fondamentale Dio allude, quindi, a qualcosa di luminoso, personificando nella sua funzione primitiva il cielo. Ma Dio, il cui attributo fondamentale è stato fasciato di innumerevoli altri sensi sino a smarrirne il Nome, è anche l’abisso oscuro da cui tutto proviene. La scaturigine iniziale: la frattura da cui poi tutto si irradia. E questa viscosità pre-memoriale si nasconde in ogni affranto.

Agli inizi degli anni 70, si parlava di space-rock. Il mito dello spazio con le conquiste antagoniste dei due grandi blocchi avevano aperto un periodo di grandi speranze: un periodo di progresso. Eppure, lo spazio continuava ad incutere timore. Nella sua insondabile estensione, in cui la mente, altrettanto imponderabile e sconfinata, provava un senso di vertigine e stupore. Un attonimento tale da bloccare qualsiasi sua attività. L’accumulo infinito dei chilometri, delle stelle, dei pianeti: un calcolo siderale che tutt’ora fa vacillare le fondamenta del nostro impero.

Theologian

I tedeschi ebbero un’intuizione: declinarono il nesso mente – universo cogliendo nel tempo la sua dimensione più importante. La kosmiche-muzik ha in Zeit dei Tangerine Dream la sua pietra angolare. Il flebile ricamo del moog ameboide di Florian Fricke dei Popul Vuh, che sorge luminoso dalla coltre oscura disegnata dal quartetto acefalo di violoncelli con cui si apre Birth of Liquid Plejades, la prima suite dell’album, è l’immagine musicale dell’inizio dei tempi. La rottura dell’En Sof divino.

Questa digressione non ha il fine di definire l’ascendenza prima della musica di Theologian. Le fonti sono più prossime: la power-electronic, il death industrial, alcune intuizioni della witch house, l’ambient noise e dronico, la dark-dub meno accomodante e di maniera. Tuttavia, l’ascolto degli ultimi due lavori di Bartow hanno destato il fantasma dei primi TD, ma soprattutto richiamato l’oscuro stupore e l’angoscia dell’origine. Le suite dei Theologian affrontano l’oscurità più profonda a testa bassa. Bisogna chiudere gli occhi e lasciare fuori tutto ciò che può incrinare il lento movimento delle derive abissali contenute tra i solchi dei dischi di Theologian.

La Crucial Blast ha dato alle stampe entrambi i full-lenght:  The Further I Get From Your Star, The Less Light I Feel On My Face (2010) e The Chasms Of My Heart (2012). Tra questi, un’ep per la texana, Handmande BirdsFINDING COMFORT IN OVERWHELMING NEGATIVITY,  anch’esso consegnato alle stampe nell’ultimo trimestre dello scorso anno.

Da alcuni è stato definito come interlocutorio, ciò nonostante le quattro tracce che concretano il perimetro della cattedrale sonica eretta da Bartow hanno un’imponenza magistrale. Certo, le lunga esplorazioni di TCOMH nella loro imponenza possono frenare qualsiasi trasporto e nota di merito verso Finding Comfort in Overwhelming Negativity. Ma, varrebbe la pena soffermarsi e addentrarsi nell’ascolto per scoprire dopo l’introduttiva Fighting for Nothing, la “luminosa” All I See Is You.

Quello che ha attirato la mia attenzione è appunto l’anomalia del brano: invece, di rimanere chiuso su stesso come un enorme animale roccioso a barrire contro il nulla e a combattere contro i limiti del tempo e dello spazio, la suite si libera dai vapori densi della pece da cui sorge per librarsi in una coda luminosa, retta dalla lotta di un pattern cyber e di una chitarra che mira come un fascio di luce al cielo.

Il moniker Theologian non è stato scelto a caso. Vi è qualcosa di divino nella loro musica. Un senso ascetico che riesce a contemplare entrambi i volti del cielo: quello più luminoso e la coltre oscura, densissima e nullificante, da cui tutto proviene. Da cui proviene ogni singolo rumore che dopo millenni siamo riusciti a declinare in una voce e in una preghiera: forse inutile.

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s

%d bloggers like this: