ἀποκατάστασις: Jozef Van Wissem & Jim Jarmusch

10 Dec

di F/M

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Il primo incontro tra Jozef Van Wissem, liutista olandese e compositore minimalista, e Jim Jarmusch – che suppongo non necessiti di presentazioni – avvenne nel 2006 per le strade di New York. Dopo diverse collaborazioni in performance live nacque Apokatastasis, release della label Incunabulum fondata dallo stesso Van Wissem per documentare la sua ricerca di “liberazione” del liuto.

L’estetica di Van Wissem ha come unico obiettivo quello di condurre il linguaggio del liuto rinascimentale e barocco al centro del nuovo millennio. Quello che ne scaturisce è un miscuglio di minimalismo, classica e improvvisazione.

Nel suo sito  si può trovare questa descrizione della sua musica:« Melodie che come riflessi allo specchio sono composte per andare avanti e indietro apparentemente senza fine, cosi da evitare la tradizionale progressione lineare e il climax, conversando invece un livello costante di intensità. Questa musica non richiede un ascolto attento, ma piuttosto conduce l’ascoltatore in uno stato intenso di ascolto».

Una descrizione stigmatizzabile nel concetto di apokatastasis. Nella tradizione escatologica cristiana l’apokatastasis rappresenta l’imperscrutabile per eccellenza della dottrina sulle cose ultime. Origene – monaco che in un impeto assoluto di fede, leggendo letteralmente le sacre scritture, si evirò – ne parlò all’interno del corpus cristiano, decretandone la condanna perenne di eresia. L’eresia era dovuta all’aver re-introdotto il concetto di circolarità e ritorno in una concezione del tempo ormai lineare e qualitativa. Pensare la fine come un ritorno all’origine apriva una voragine. L’intento di Van Wissem è capire la potenza di una tale blasfemia, ma che in realtà è, forse, l’anelito di ogni mistica.

Pensare la storia come un palindromo, come qualcosa di percorribile in entrambe le direzioni, come un riflesso, ha generato la poetica del liutista olandese. La sua è una musica ricorsiva, priva di progressioni e di climax, molto spessa ferrea nella struttura, ma abitata dal caos. Si veda ad esempio, la suite con i Smegma.

La collaborazione con Jarmusch si iscrive nel medesimo solco sia formale che tematico. Ad un primo lavoro, uscito per la Important Records nel 2012, Concerning to Entrace into Eternity, il cui movimento è dedicato, appunto, alla restaurazione, fa seguito l’uscita di un nuovo lavoro, stavolta per la label di New York Sacred Bones.

Se il primo lavoro che cercava di restituire l’interplay delle loro performance dal vivo era tutto basato sui palindromi del liuto a 13 cori “a collo di cigno” di Wissem e sui feedback eterei della chitarra di Jarmusch, Mistery of Heaven esplora il concetto beatitudine contrapponendo la luminosità della voce anacronistica del liuto e i riverberi e i droni della chitarra no-wave di Jarmusch, cercando di descrivere – stavolta con risultati poco più che sufficienti – la fisionomia del paradiso.

Alla fine dell’ascolto l’eco dei feedback si spegne, ma rimane impresso il fraseggio liquido di EtimasiaIl trono “vuoto” del Messia, che nell’attesa del giudizio apre lo spazio dell’attesa. Posto come incipit dell’album Etimasia apre quello spazio di “ascolto intenso” o “concentrato” a cui tende la musica di Van Wessim. Potrebbe durare in eterno questo movimento, ripetersi nei suoi scarsi tre minuti sino all’oblio: facendo del vuoto un segno.

hans_van_der_linden_mirror_cropC’è una foto di Van Wissem in cui abbraccia il suo liuto a 13 cori, ma ciò che cattura l’attenzione è il piccolo yeux de sorcière, o specchio delle streghe che lo incorona. C’è un rimando alla pittura fiamminga di Van Eyck – Il  Ritratto dei coniugi Arnolfini – dove lo specchio diventa il fulcro simbolico della scena. Lo specchio delle streghe era un talismano che nelle mani di Van Eyck divenne lo specchio di un mondo. Nella foto di Van Vissem è eccentrico rispetto alla scena, non cattura di spalle il ritratto, ma la stanza vuota. Lo stesso vuoto dell’attesa infinita dei brani del liutista e del cineasta.

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One Response to “ἀποκατάστασις: Jozef Van Wissem & Jim Jarmusch”

Trackbacks/Pingbacks

  1. Xylouris White – Goats (Other Music, 2014) | - October 20, 2014

    […] collaborazione tra i due potrebbe ricordare quella tra Jozef Van Wissem e Jim Jarmusch. Un liuto a 13 cori, detto “a collo di cigno” che dialogava in un’estenuante […]

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