Sentieri Selvaggi #3: Intervista alle Amavo

8 Dec

di Bassifondi?

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Schegge impazzite e follie matematiche sono quanto è possibile trovare nello spigoloso Gracefool (FromScratch/Jena Dischi, 2012) delle Amavo, duo art-punk, formato da Anna Lott e Silvia Lovo. Un disco acido e corrosivo, che con i suoi ritmi sbilenchi e l’alienazione della componente vocale, attrae, senza mai concedersi a niente più di una sfrontata crudezza decadente. Un curioso approccio al punk, che diverte e ipnotizza, e, nonostante una complessità di fondo, coinvolge totalmente.

Di seguito l’intervista.

 

Perché Amavo e perché l’imperfetto? Come vi siete conosciute e da cosa e’ nata la volontà di formare una band con un assetto a duo?

Amavo: L’imperfetto del verbo Amare è, senza nessuna negazione, la cosa più distante dall’amore, sovrasta e guarda dall’alto il sentimento più bello perché lo conosce meglio di chi lo vive. Non lo possiede più e triste, conia senza speranza una condizione. Quando ci siamo conosciute ahimè così stavano le cose per entrambe, e così durante un tête-à-tête, condito di vino rosso è uscito questo verbo che ci ha denominate.

Un amico in comune ci aveva fatto conoscere poche settimane prima, in una sala prove di campagna; lui sapeva che entrambe avevamo voglia di sperimentare con una band nuova. Subito abbiamo instaurato una solida amicizia e trovato una sala prove, sono passati 8 anni, siamo cambiate, abbiamo cambiato case, siamo cresciute, ma non abbiamo ancora litigato o perso fiducia una dell’altra. La grande energia che abbiamo creato conoscendoci ci ha dato il coraggio di lavorare sole, abbandonando stereotipi musicali.

Come è nato il vostro primo omonimo EP autoprodotto e con quali punti base lo avete inciso?

Il primo disco è stato molto naturale, avevamo dei pezzi ed era giusto registrarli per sempre; hanno siglato e messo la base alle Amavo.

Quel disco è stato anche un modo per guardarsi allo specchio e fare girare la propria musica. E’ stato registrato e mixato tutto in un capannone industriale da Max Modolo, un amico e tecnico del suono, mi pare in una giornata solamente. Non è assolutamente patinato e lavorato, all’epoca la cosa importante per noi era riuscire a registrare in un supporto digitale che non fosse una cassetta!

Nel 2007 esce il vostro split “Amavo/El Toco” con i Peter Kernel: come è nata la collaborazione con loro? E come, invece, quella con l’etichetta svizzera On the Camper?

Silvia ha conosciuto Aris (chitarrista dei Peter Kernel aka El Toco) quando lei suonava con i Nova Express. Molti anni fa hanno diviso il palco in un locale di Mestre.

Gli El Toco avevano una bella sala di registrazione in Svizzera e ci avevano fissato una data a Lugano. Il giorno dopo il concerto abbiamo registrato i due pezzi in uno scenario da Heidi. Abbiamo realizzato un bellissimo split nato da una stima reciproca, il packaging è unico, il cd è contenuto da una busta scura di carta di zucchero stirata, è qualcosa di unico e purtroppo esaurito. Il cd conteneva due pezzi a testa e in Pete and repeat Barbara la bassista di origine canadese ha cantato la filastrocca che dà il titolo alla nostra canzone. Infine, per rispondere alla seconda domanda, la On the Camper è  formata da membri degli El Toco-Peter Kernel.

Nel 2008 arriva Happymess, il vostro esordio ufficiale: iniziamo col parlare del titolo e della copertina, dopodiche’  vorrei che approfondiste i punti essenziali del disco, sottolineando, insomma, tutto ciò che volete. Infine parlateci di come siete approdate alla  FromScratch per questo primo disco e di quanto vi sentivate allora e quanto attualmente in linea con le loro uscite?

I pezzi contenuti in HappyMess sono arrivati di prepotenza, da soli, andavamo in sala prove e suonavamo, facevamo solo quello e il resto della giornata non aveva altrettanta importanza. Giuseppe Caputo della FromScratch Recs ha sentito i pezzi e ci ha preso nella sua crew. Siamo tutt’ora con loro (a cui si è aggiunto Tommy di Jena Dischi) e non potremmo sentirci meglio. Avere un’etichetta che dispensa così tanta energia e concentrazione alle  band è assai raro.

Siamo partite da Venezia e ci siamo trasferite in un casale fuori Firenze dove Giuseppe ci ha registrate, ad ogni persona che ci veniva a trovare abbiamo chiesto di partecipare al disco, in Frate Asino c’è una bella carrellata di amici. Abbiamo inserito anche una ghost track, che è un nostro pezzo storpiato e  remixato da Gigi Funcis degli Eterea Post Bong Band.

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Il titolo del disco è chiaramente un giochetto di parole, qualcosa di estremamente banale come la parola happyness e la confusione che provochiamo in molti. Come gli altri nostri dischi anche la copertina ha due protagonisti, qui sono due cavalli che vanno in altalena. E’ un lavoro che parte da una foto di una giostra in b/n di Anna, poi passato nelle mani dell’artista Michele Bubacco, (che firmerà completamente la copertina dell’ultimo disco GraceFool) Così da foto e pittura sono nati due cavalli che indossati i panni dell’essere umano sono ancora più in giostra che nelle realtà

Gracefool : titolo e copertina.

A GraceFool abbiamo lavorato con molto impegno ed energia, sin dalla sala prove. Ad accogliere i pezzi ci sono stati Alessio Edy Grasso il produttore e Giuseppe “Pippo” Barresi che ci ha magistralmente registrato. Abbiamo preso un aereo e siamo atterrate a Catania, patria di un fervore musicale che ci ha sempre attratto: gli Uzeda, gli Ultravixen, gli amplificatori Orlando. Pensavamo che il grosso fosse stato fatto in sala prove a Venezia invece molto è stato rimesso in gioco dall’energia che l’Etna emanava. Lo studio di registrazione era infatti incastonato tra le sue rocce e dalle sue finestre vedevamo il mare. Abbiamo lavorato in simbiosi con Alessio e Pippo fino a 18 ore al giorno per due settimane e il loro intervento ha arricchito molto il disco, siamo felicissime di GraceFool. Abbiamo lavorato in maniera professionale e imparato come mettere nella bilancia gli intenti, le energie e la creatività. GraceFool come HappyMess è un gioco di parole, ci piace aver coinvolto la condizione di grazia ed averla  plasmata a nostra immagine! La copertina è un lavoro ad olio del pittore Michele Bubacco, in cui sono rappresentati due personaggi che nascondono la loro vera natura, per farlo nascondono il volto dietro una maschera di dimensioni esagerate.

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In vista di tutta la vostra discografia, come definireste questo vostro ultimo disco? Quali passi in avanti o cambi di rotta, credete di aver apportato al vostro percorso artistico?

Non c’è nulla che ci abbia dirottate nei pezzi contenuti in GraceFool, sono sicuramente qualcosa di diverso da HappyMess come stile e composizione, ma lo sono in maniera naturale. Nulla è stato forzato, è un disco sincero che ci rappresenta ora nel 2012. Rispetto al disco precedente Silvia suona oltre alla chitarra anche un synth Korg. La composizione dei pezzi quindi si è arricchita di frequenze e giochi nuovi dati dal sintetizzatore, non ci siamo trovate imbarazzate nel coinvolgerlo, anzi ha portato una bella ventata di idee!

La collaborazione discografica per Gracefool si estende: come siete entrati in contatto con Jena Dischi, tramite FromScratch?

Tommy di Jena Dischi è entrato a far parte della FromScratch proprio con il nostro disco. Lo abbiamo conosciuto pochi mesi fa durante un nostro concerto e seppur distanti ci siamo visti parecchio da quella volta. Siamo molto contente che una persona in più creda in noi e si impegni per tenere attivo il fervore musicale italiano non main. Tommy con Giuseppe, come tante altre realtà, sorreggono il circuito italiano di musica di ricerca e i musicisti di natura indipendente, che tessono giorno dopo giorno la ricca e prolifica realtà musicale che non è un prodotto di massa.

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  1. Amavo | jena booking - August 19, 2013

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