Ελευσίνα in Texas

27 Nov

di F/M

L’highlight dei texani Pyramids – da non confondere con gli omonimi di Philadelphia, che annoverano anche uno split con i nostri Violent Breakfast – è stato, a mio avviso, l’album del 2009 nato in collaborazione con il gruppo drone metal Nadja. Un lavoro in cui il combo univa le forze in un lavoro impressionante di triturazione, rimontaggio e slittamento di tutti i generi che schizofrenicamente orbitavano nel loro orizzonte. Quello che forse colpiva l’ascoltatore, al di là del lavoro alchemico e sotterraneo, era un mood unico e ubiquo che attraversava le quattro suite e che, nonostante la predilezione mostrata nei confronti di Into the Silent Waves, offerta in pasto anche ai remix dei Lustmord e degli Ulver, trovava il suo culmine in An Angel Was Heard to Cry Over the City of Rome, imponente e infinita nel suo flusso eterno e circolare: pura coincidentia oppositorum (l’intro ambient che lascia il post ad una scarica di blasterbeat sommerso da aperture luminose e sbandamenti improvvisi etc etc.)

Da allora, i Pyramids hanno date alle stampe timidi split e collaborazioni – la più recente su supporto vinilico con i Magpie per la Aurora Borealis – da pochi giorni, invece, per la Hydra Head Records, per cui uscì il lavoro con i Nadja sui cui precedentemente ci siamo dilungati, è disponibile un 12″ condiviso con i Mamiffer (da ascoltare il loro Mare Decendrii, ad esempio Eating our Bodies ). 

Il duo di Seattle e gli ermetici texani trovano in questo ep un luogo materiale dove far incontrare e mettere in comunicazione le loro metamorfosi sonore e il loro lavoro di manipolazione costante delle fonti e dei generi. Entrambe le formazioni attraversano lo spazio sonico raccogliendo a destra e a manca lacerti e scarti per combinarli in un Proteo insicuro e claudicante. Soprattutto il patchwork dei texani creano un ambiente sonico sequenziale in cui i detriti ribollono e circondano l’ascoltatore come velluto blu: una claustrofobica attesa, dove a volte riconosciamo un pattern black metal esausto, un groviglio di musique concrete e kosmiche muzik. Nonostante la forma canzone sia ormai nascosta sotto la coltre di nebbia, volutamente sollevata, le loro lunghe cerimonie hanno ancora senso e ci raccontano qualcosa. 

 

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