From the Vault ep.4: Brainpool – Junk: A Rock Opera (2004)

27 Oct

di Nadir

Come possa uno dei dischi più monumentali e totali degli anni 2000 restare pressocché sconosciuto è un mistero. Sarà forse questione di casualità, o di agganci giusti, non lo so. Eppure gli svedesi Brainpool partivano da una discreta carriera indie pop, invero non troppo strombazzata e mai decollata a livello internazionale.

Comunque si, oggi parliamo di Junk, il canto del cigno dei Brainpool, band che ha deciso di chiudere la carriera in maniera sorprendente, non solo facendo qualcosa di molto diverso da quel che era stato nel complesso il loro percorso musicale, ma facendolo anche molto ma molto bene.

Il disco è un doppio album che ha richiesto ben 5 anni di lavoro, un vero e proprio concept sull’anti-consumismo che conta la bellezza di 28 canzoni dove le influenze si sprecano: Genesis (era The Lamb), il Bowie glam, Beatles, ELO (anche quelli più danzerecci), Sparks, il primo Gabriel solista, e molto altro ancora, in una sorta di summa del pop-rock, una grande festa collettiva dove il sostrato comune è la rievocazione dei sixties e soprattutto dei seventies.
Difficile scegliere qualche brano rappresentativo, sia per la diversità dei brani stessi, che per l’elevato valore di tutta l’opera.

Il disco è infatti suonato in maniera eccellente, e riesce davvero a ricreare la magia di un passato imponente. Si pensi a How to Find a Decent Sushi Bar, che ammicca a The Lamb Lies Down on Broadway (il brano), o a Designer Dream (la nuova Life on Mars?) dove il canto scivola profondamente bowiano. Oppure al quasi folk-rock gioioso di Cottage Cheese.
Il fluire è continuo anche dal primo al secondo cd, così come i cambi di melodia (ascoltare What have i done and why did i do it?, che si concede anche assoli hard-blueseggianti incastonati tra voci eteree e arpeggi ombrosi), oppure All Free Agents – fatela ascoltare a qualche amico e scommettete un centone se riconosce il brano: “è di Bowie ma non l’ho mai sentito, sarà un inedito del ’71-’72”, vi risponderà sicuro di se.
Fascinosa e rievocativa, eclettica e sorprendente, in definitiva Junk dimostra di essere una delle opere discografiche più belle e riuscite del sottobosco indie degli ultimi 10 anni. Da riscoprire.

N.B. : Per l’ascolto integrale qui

* * *

Tracklist

1. Overture (2:01)
2. How to Find a Decent Sushi Bar (5:50)
3. Here Comes the Man (3:18)
4. Penthouse Party (0:15)
5. Junkyard Commercial Spot (1:05)
6. This Is Junk (2:41)
7. Metro Jets Premiere Concert (3:55)
8. Working With My Hands (4:37)
9. And the Wall (2:31)
10. Designer Dream (4:22)
11. Cottage Cheese (2:32)
12. Orange Peel (3:32)
13. Anybody Home? (3:20)
14. No Sunny Days (1:20)
15. World Going Wrong (2:44)
16. Hostlife Takeover (2:nd Overture) (2:44)
17. What Have I Done and Why Did I Do It (2:44)
18. Metro Jets Premiere Concert, Part 2 (2:44)
19. Do You Really Think That You Deserve All the Money That You Earn (2:44)
20. All Free Agents (4:17)
21. Skyscraper (2:50)
22. Who’s That Man (2:50)
23. Martina Says (2:50)
24. Junk (2:55)
25. Keyboard Wizard (2:56)
26. Glycemic Index (How to Find a Decent Sushi Bar – reprise) (1:53)
27. Here Comes the New Man (3:19)
28. Los Reyes de la Musica Rock Progresiva (5:02)

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