Esoterismo Finnico: Circle of Ouroborus

24 Oct

Circle+of+Ouroborus+Rauta+aka+Atvar++Antti+Klemi

La loro Warpath aveva segnato prepotentemente il mio 2011 rientrando di diritto tra le cose “notabili” – non si parla certo di capolavori – poi la sola idea di un gruppo che unisse il black metal atmosferico con la dark-wave più oscura e esistenziale era un motivo più che sufficiente per affezionarsi ai Circle of Ouroborus (se poi si bazzicano testi sull’esoterismo di Guénon e Il Mito dell’Eterno Ritorno di Eliade è uno dei tuoi libri preferiti, allora il gioco è fatto). Seguirli in questo ostinato vagabondaggio lungo l’impervio crinale a bassa fedeltà che hanno tematizzato è d’obbligo quando la corsa diviene concitata con ben due uscite:  The Lost En Trance of The Just (Handmade Birds) e Abrahadabra (Kuunpalvelus). 

La traiettoria rimane la stessa: negromanzia, chitarre sepolte sotto strati di riverberi e batterie registrate alla cazzo-di-cane, tutte sfarfallii di piatti e rullanti sordi. I cadaveri dei Joy Division intrappolati sotto una coltre di ghiaccio, prima dell’infatuazione per la mutant disco, prima della nevrosi da club, sono risvegliati dal duo finlandese con un atto che oscilla tra la necrofilia e la devozione più sfrenata.

Anni fa, mentre imperversava la riscoperta del post-punk britannico e a New-York venivano clonati tanti piccoli Ian Curtis, allevati a spleen esistenziale e riviste di moda, la Enemies List Home Recordings specializzata in roba doom pubblico un capolavoro che era un compendio assoluto di tutto quello che poteva essere rubricato sotto la rinascita post-punk e wave, Deathconsciousness degli Have a Nice Life (aka Tim Macunga e Dan Barrett [anche conosciuto come Giles Corey]).

Contemporaneamente i COO incominciavano la loro corsa. La matrice black si è quasi prosciugata – forse troppo – ma lo strano mash-up che ne è venuto fuori ha il fascino del freak. I tratti della deformità e dell’ipertrofia, enfatizzati da una vocalità al limite dell’autismo. Vi è quasi una cieca disperazione nel clonare meticolosamente la stessa atmosfera in ogni brano sino al parossismo. Ma, la vocazione dei COO è palesemente alchemica: si cerca il mistero e la verità nel ventre del serpente attraverso la coincidentia oppositorum.

L’avanguardia metal – ormai totalmente smarrita e quasi dimentica del suo passato adrenalinico – si trova svuotata e ingurgita quando di più lontano alla sua natura la depressione post-industriale del post-punk manchesteriano [ma forse vi è solo un’apparente crasi tra i due estremi, forse sotto la matrice è la medesima]. Un circolo perfetto: un ritratto della desolazione eterna dell’umano. L’universo al collasso e prossimo all’implosione ha nei CCO la sua più spietata rappresentazione.

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One Response to “Esoterismo Finnico: Circle of Ouroborus”

Trackbacks/Pingbacks

  1. Circle of Ouroborus – The Final Egg (Black Bunker/Heidens Hart) | - October 26, 2013

    […] The Final Egg (Black Bunker/Heidens Hart) si chiude la trilogia “subacquea” dei Circle of Ouroborus.  Dopo l’ep della svolta Eleven Fingers (Handmade Birds) del 2011 e […]

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